La CGIl e il delegato sindacale licenziato, colpa del Job Act di Renzi

Economia
PISA e Provincia
Martedì, 12 Marzo 2024

La Filcams CGIl entra nel merito del licenziamento di un delegato sindacale, licenziamento confermato da sentenza del Tribunale del lavoro sulla base della normativa prevista dal Job Act di Renzi

Questo il comunicato integrale

Lo scorso 9 febbraio il Tribunale del Lavoro di Pisa, a poco più di due anni dal licenziamento di Simone Casella, ha emesso la sua sentenza: “Alla luce delle reiterate violazioni delle direttive e delle gravi condotte di abbandono poste in essere per due giorni consecutivi dal ricorrente, può ritenersi che il rapporto di fiducia fra il lavoratore e l’azienda sia definitivamente compromesso. Per quanto precede, va esclusa la natura discriminatoria del licenziamento e sussistono, invece, i presupposti per il licenziamento per giusta causa.”

    La FILCAMS CGIL di Pisa aveva fin dal lontano dicembre 2021 paventato che l’Azienda avrebbe potuto utilizzare la motivazione della compromissione del vincolo fiduciario col suo dipendente, come visto in un numero crescente di vertenze soprattutto dopo l’approvazione del Jobs Act voluto da Renzi, che aveva portato all’abbattimento delle “tutele reali” garantite, fino a quel momento, dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori attraverso la creazione delle fantomatiche “tutele crescenti”. Da allora ogni volta che un lavoratore viene licenziato per un fatto di importanza quasi irrilevante, purché esistente, i Giudici non possono che confermare la legittimità della rescissione del rapporto di lavoro. 

    Questa palese discriminazione tra i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 e quelli assunti dopo quella data è stata sempre contestata fortemente dalla CGIL. Posizione confermata, nella sua giustezza, anche dalla Giurisprudenza che, con alcune sentenze espresse dal 2018 fino a pochi giorni fa, ha smontato pezzo per pezzo alcune delle parti più odiose del Jobs Act, poiché contrarie ai principi espressi nella nostra Carta Costituzionale.

    Ad esempio, fino a qualche anno fa i giudici non avevano neanche la libertà di condannare il datore di lavoro, per lo meno, al pagamento di un risarcimento economico per la palese sproporzione tra il fatto contestato e il provvedimento disciplinare. Solo grazie a uno dei tanti ricorsi promossi dalla CGIL presso la Corte Costituzionale siamo riusciti a far ottenere nuovamente ai Tribunali la discrezionalità di decidere un risarcimento che non fosse più proporzionale solo all’anzianità di servizio del lavoratore, ma anche al comportamento delle parti in causa.

    Un percorso di contrasto a queste normative, partito nel 2014 con scioperi e manifestazioni e proseguito con la raccolta di milioni di firme a sostegno di una Legge di Iniziativa Popolare per un nuovo Statuto dei Lavoratori, che la CGIL si appresta a continuare. L’ultima Assemblea Generale nazionale, infatti, ha votato il mandato alla Segreteria per predisporre referendum abrogativi su tre campi: licenziamenti individuali, precarietà del lavoro e appalti. Gli stessi campi che hanno caratterizzato la vicenda di Casella: un licenziamento individuale di un delegato di un appalto in cui il sindacato si è battuto per abbattere la precarietà dei lavoratori.

Filcams CGIL di Pisa
 

redazione.cascinanotizie