Tutti contro Pisa, la Toscana del pallone vista dalla Francia

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Giovedì, 31 Maggio 2018

di Valentina Mazza

Toscana, terra di campanilismo, di risentimenti e contrasti che hanno radici profonde e mai sopite e che di questo, ne fa un’arte, tanto da affascinare anche chi toscano non è, e chi, non è neppure Italiano.

Già Goethe, durante un viaggio in Italia, della Toscana disse: “Qui sono tutti in urto, l’uno contro l’altro, in un modo che sorprende. Animati da un singolare spirito di campanile, non possono soffrirsi a vicenda”.

Più di ogni altra regione italiana, la Toscana vive al ritmo delle rivalità campanilistiche e della passione per il pallone ed unendo l’una all’altra è l’unica a far rivivere attraverso i secoli, le storiche ed antiche rivalità, trasformando gli odi e le vendette del passato in altri amori, entusiasmi e rancori, trasferendoli sui campi di calcio.

Valentin Pauluzzi, giornalista e corrispondente in Italia per France Football del quotidiano L’Equipe, appassionato di calcio italiano, nel tempo di un weekend, quello della 35° giornata di campionato, ricca di derby, compie una passeggiata in Toscana tra calcio ed antiche tradizioni, raccontandoci come viene visto e vissuto il campanilismo tra le squadre dei Club della terra dei Guelfi e dei Ghibellini.

In questo tour toscano, Pauluzzi fa tappa a Carrara, Lucca, Livorno, Arezzo, Pistoia e persino a Gavorrano ma... purtroppo non si sofferma a Pisa perché in quel weekend il Pisa è impegnato nella nefasta trasferta a Livorno e la nostra città non sarà mostrata nel suo reportage, se non in veste dell’unica, grande rivale storica di tutte le altre.

D’altronde è con Pisa che ha fondamento il campanilismo toscano, odiata da tutti fin da quando era una fiorente Repubblica Marinara alla quale, in una lotta per l'egemonia sulla Toscana, ne era invidiata da tutte le altre città, soprattutto da Firenze, la potenza e la gloria.

Di seguito la traduzione dal francese del reportage di Pauluzzi pubblicato su L’Equipe poco più di due settimane fa, prima del termine di questa stagione calcistica che purtroppo, non ha visto nuovamente splendere la gloria pisana.

Se l'Italia turistica è caratterizzata dalle sue città-musei che sono Roma o Venezia, la Toscana, non può essere limitata alla sola Firenze.

Per assaporare le sue ricchezze, bisogna avere il tempo di camminare su e giù per le verdeggianti colline che costituiscono il 66,6% di questa regione nel centro dello Stivale, culla del Rinascimento.

Una morfologia geografica che ha facilitato fin dal Medioevo la nascita e la conservazione delle rivalità.

Partigiani del Sacro Impero contro affiliati al Papa, repubbliche contro signorie. Lo spirito del campanilismo ha naturalmente influenzato il calcio e ha contagiato molti club professionistici nella zona e i quali hanno reso alcuni, dei migliori allenatori transalpini: Max Allegri (Livorno), Luciano Spalletti (Certaldo), Marcello Lippi (Viareggio).

In questa stagione calcistica, ci sono stati la Fiorentina in Serie A, Empoli in Serie B ed in dieci Club Toscani tra il gruppo delle diciannove squadre del Nord-Ovest (Girone A) di Serie C. In programma, poi, novanta derby, a volte anche quattro durante lo stesso giorno come nella 35° giornata di campionato, alla fine di aprile, quando abbiamo attraversato questa “Toscana del pallone”.

A Carrara, nell'estremo nord della regione, vicino alle famose cave di marmo, la Carrarese Calcio è un po' isolata, ma quando i suoi sostenitori vanno in trasferta a Pontedera, una cinquantina di chilometri più a sud-est, ci sono migliaia di bandiere che colorano di giallo e blu gli spalti dello stadio Ettore Mannucci.

Prima di questo derby (1-1), Paolo Giovannini, il direttore sportivo della sede Granata, ha commentato questo sorprendente campionato toscano: "Questa densità così vicina, penalizza le formazioni toscane. C’è troppo pathos che inverte l'equilibrio delle vittorie nei derby. Abbiamo preso nove punti su dodici contro Siena e Livorno, le prime due classificate. "Mentre qui, è principalmente l'egemonia storica di Pisa (la terza classificata), di cui Pontedera era una volta un avamposto della Repubblica, che ci piace battere”.

Per secoli, la città con la torre pendente attira molte inimicizie.

Già nella Divina Commedia, la sua opera più famosa, il poeta Dante desiderava la morte della sua gente per annegamento...

Oltre 700 anni dopo, Stefano, fedele abbonato del Pontedera, è più misurato: "La gente di Pisa ci prende per i loro cugini campagnoli. I nostri nonni amavano Livorno più di Pisa, ma quando affrontiamo la Lucchese (squadra di Lucca), diventiamo di nuovo Pisani ... "

La Strada Regionale SR49 conduce direttamente all'incantevole Lucca i cui bastioni sono stati utilizzati per respingere gli assalti dei Pisani dopo trent'anni di sottomissione, così che ogni 3 aprile celebriamo il “giorno della Liberazione” (649° edizione quest'anno).

Luca Borghetti, membro del Lucca United, associazione del Museo Lucchese Club nello stadio del Porta Elisa, sintetizza così: "Le nostre due città sono separate solo da una piccola montagna. i Pisani sono dei mitomani che hanno manie di grandezza, e ci fanno scontare la nostra tradizione di banchieri. Qui diciamo: “è meglio un morto in casa che un pisano all’uscio". 

Parole che echeggiano anche trenta chilometri più a sud, a Livorno, ancorata sulla costa.

Vittima della sua reputazione anarchica e operaia, questa città portuale è percepita come un ammasso di ferraglia e di container, ma è lontana dal giocare un secondo ruolo nel calcio. Il raffinato Enrico Fernandez Affricano, ci riceve al Club Magnozzi, ritrovo dei fedeli dai capelli bianchi. "Quando la repubblica marinara di Pisa perse le battaglie navali contro Genova e Amalfi, i suoi uomini si sono vendicati sulle case dei nostri pescatori", ricorda tristemente, prima di annunciare: "Lo sai che anche all'uscita dell'aeroporto di New York, c'è una scritta "Pisa Merda?" e nonostante le buone maniere di questo ex presidente del Livorno dal 1985 al 1988, rifiutò l'impossibile fusione con la rivale Pisa, sotto il nome di Pisorno. (Proposta da Romeo Anconetani e sdegnosamente respinta dai tifosi N.d.R.)

Il giorno successivo, allo stadio Armando Picchi, colorato di amaranto e riscaldato da un bianco sole estivo, ha esultato con le braccia al cielo nella vittoria per 2-0 contro il Pisa per il derby del secondo fine settimana.

Una vittoria decisiva, che, unita alla sconfitta di Siena, restituisce poi il primo posto al Livorno che non molla. (e salirà in serie B).

Ed è ad Arezzo, più ad est, nell‘entroterra, attraversato in lungo, fino ai confini di una Toscana più da "cartolina" che il Siena ha perso il primo posto (0-1) questo fine settimana di fine aprile e l’Arezzo è però mal classificata.

Il famoso "pathos" senza dubbio.

La fermata è vicina, è necessario riscendere verso la costa, a Gavorrano, un paese di ottomila abitanti che domina la Maremma. La sua formazione anch’essa mal classificata, è un po' in disparte, secondo il suo allenatore Giancarlo Favarin: "Noi giochiamo a Grosseto, unica provincia della Toscana, assente dal campionato in questa stagione, a parte naturalmente Firenze, e siamo identificati con questa squadra”.

Quella settimana, il Gavorrano è in trasferta in Emilia Romagna, a Piacenza, una delle nove "altre" squadre contro le classificate toscane. Ed è necessario vincere. (2-1)

Il capolinea della nostra passeggiata è più a nord: tagliando attraverso le colline del Chianti in circa due ore, eccoci a Pistoia, dove la Pistoiese vincerà contro i sardi dell’Arzachena (1-0) una partita importante nella corsa per l’accesso ai playoff.

Anche qui il calcio non è impermeabile alla storia regionale: gli statuti del club pistoiese mettono fuori legge l'affiliazione di nuovi azionisti stranieri alla città.

Soprattutto se sono toscani...

redazione.cascinanotizie