Verso il Derby, le quattro vittorie del Pisa e quel filo che le lega

Mercoledì, 11 Aprile 2018

di Massimo Corsini e Valentina Mazza

Era il 4 maggio 1780 quando Edward Stanley, dodicesimo Conte di Derby decise di istituire una corsa di cavalli a cui diede il nome della località che rappresentava. Da allora nel mondo dell’Ippica la parola Derby prese rapidamente piede per indentificare una corsa particolarmente importante, sentita e partecipata. In Italia nel 1883 fu Re Umberto I ad istituire il “Derby Reale” per dare vigore all’ippica nazionale. Il passaggio dall’ippica al calcio ebbe il suo corso naturale con la sempre più crescente popolarità del gioco importato in Italia da Sir James Spensely nel 1893.

Viene da sé che il termine Derby venne ben presto accostato alle partite con più ampio seguito di pubblico ed in particolare quelle fra squadre della stessa città o città confinanti, dove la rivalità è molto forte. Nascono così un florilegio di Derby: “della Mole”, “della Madonnina”, “della Lanterna”, “della Capitale”, “dell’Appennino”, questi sono solo alcuni identificativi di Derby molto importanti. Poi c’è “il Derby”, semplicemente “il Derby”, quello fra Pisa e Livorno non ha bisogno di nomi particolari, di un marchio di riconoscimento. Le due squadre iniziano a sfidarsi alla fine del 1916, esattamente il 17 dicembre di quell’anno, centodue anni fa. Oltre un secolo fatto di 68 partite (di campionato) con il bilancio a favore degli amaranto che hanno vinto 27 volte, pareggiato altrettante e perso in 14 occasioni. All’Ardenza il bilancio è ancora più impietoso per il Pisa che ha perso in 16 occasioni, pareggiato 13 volte e vinto in appena 4 circostanze.

La prima di queste vittoria coincide anche con la prima sfida in campionato. Siamo in Prima Categoria, non tragga in inganno il nome, si tratta della massima espressione nazionale, siamo in quella che oggi si chiama serie A. E’ il 7 dicembre 1919, a Livorno si gioca di fronte ad un pubblico record quantificato in oltre 5.000 spettatori, campo pesante e giornata ventosa completano la cornice di questo primo Derby che vede il Livorno partire in quarta e passare in vantaggio dopo soli 2’ con Jacoponi II. Il Pisa accusa il colpo e resta in partita soltanto grazie alle strepitose parate di Dovichi. Al 30’ in una delle poche azioni offensive del Pisa Brioschi trova il pareggio. Partita di nuovo in equilibrio, ma serve ancora una prodezza di Dovichi, che para un calcio di rigore a Fresia, per tenere il Pisa a galla sul punteggio di parità. Goal mancato goal subito, anche cento anni fa questo adagio del calcio era già di attualità, e così a 2’ dal termine il Pisa trova il goal partita grazie a Scotti II. E’ lui, Leone Marino Scotti II, nato l’1 gennaio 1894, un totale di 48 presenze e 32 reti con il Pisa, che passa alla storia come il primo “castigatore” del Livorno.

32 anni e 16 giorni, tanto ha dovuto attendere il Pisa per tornare a vincere all’Ardenza. Era 23 dicembre 1951 e si disputava la 14esima giornata di andata del campionato di serie B, un torneo che, alla luce di una riforma dei campionati prevedeva ben cinque retrocessioni e che alla fine vedrà sia il Pisa che il Livorno, separati in classifica di tre punti, scivolare in terza serie. Una delle poche gioie di quella stagione per i colori neroazzurri fu la vittoria ottenuta sul campo del Livorno. Come nella partita di 32 anni prima, pronti, via e il Livorno passa in vantaggio con Balestra che conclude con un bel diagonale una splendida azione personale. Il tempo di rimettere la palla al centro, che la veemente reazione, porta il Pisa ha guadagnarsi un calcio di rigore: fallo di Ivaldi su Castoldi, ed è lo stesso numero 9 neroazzurro che si incarica di trasformare il rigore della parità. Nella ripresa gli animi si surriscaldano, come da tradizione del Derby, il Livorno reclama per un rigore, il Pisa resta in dieci per l’espulsione di Castoldi. Forte della superiorità numerica gli amaranto si riversano in attacco, ma vengono puniti da uno splendido contropiede concluso in goal da Berretta: ecco il secondo eroe nerazzurro, Amosello Berretta, pisano, nato il 4 giugno 1933, complessivamente 66 presenze e 2 reti con la maglia del Pisa.

Devono passare poco meno di undici anni, è il 9 dicembre 1962, per trovare il terzo successo del Pisa in terra livornese. E’ la dodicesima giornata di andata del campionato di serie C, girone B. Il Pisa aveva appena concluso l’era Panichi, il nuovo presidente è l’avvocato Francesco Tumbiolo che per far quadrare i conti deve cedere Buj e Vanini, ovvero i pezzi pregiati della rosa. Ne consegue un campionato di bassa classifica che la squadra allenata da mister Korostolev chiuderà al dodicesimo posto. Ad impreziosire quella stagione arriva il successo all’Ardenza, contro un Livorno che invece viaggia con il vento in poppa e che chiuderà al secondo posto appaiato al Rimini. In terra labronica il Pisa vince di misura dopo una partita impostata sul contropiede. Cacciatori para tutto quello che c’era da parare, il Livorno chiude il conto dei calci d’angolo sul 14-0, ma il goal partita lo segna poco prima della mezz’ora il Pisa grazie ad un livornese di nascita. Al termine di una furibonda mischia in area è Bettini a mettere la palla all’incrocio dei pali e segnare l’unico goal della partita. Alla fine i nerazzurri uscirono dal campo al coro di ladri, ladri, a dimostrazioni che a sud di Stagno, lo Scolmatore era ancora da costruire, le sconfitte le hanno sempre prese bene. Giorgio Bettini, nato a Livorno il 7 dicembre 1936, 85 presenze e 8 reti con il Pisa, passa alla storia del derby per essere l’unico livornese a decidere la contesta a favore della squadra tanto ostile ai suoi concittadini.

Per trovare l’ultimo successo esterno del Pisa si deve compiere un balzo in avanti di 15 anni, 11 mesi e 24 giorni. E’ il giorno 3, incredibilmente ancora del mese di dicembre, vero filo conduttore dei quattro blitz nerazzurri all’Ardenza. Pochi mesi prima c’era stata la rivoluzione dei campionati: dalle ceneri dei canonici tre gironi di serie C, si era passati alla creazione della Serie C1, suddivisa in due gironi, e della serie C2, formata da tre raggruppamenti. Il Pisa e le altre squadre toscane sono nel girone B della C1, quello centro meridionale. All’ombra della Torre pendente è appena iniziata l’era di Romeo Anconetani, l’entusiasmo è tanto, la squadra è forte, e lo dimostra proprio nel derby dominato dall’inizio alla fine e deciso da una rete di Giorgio Barbana, il capitano, l’angelo biondo che sulla fascia destra faceva il bello e il cattivo tempo, un giocatore che con 129 presenze e 44 reti ha marchiato indelebilmente la storia del Pisa, restando nel cuore di tutti i tifosi e costruendo quella leggenda della maglia numero 7 poi portata avanti da un suo degno successore: Klaus Berggreen. L’unico goal di quella partita fu da manuale del contropiede. Di Prete con la sua velocità innesca la miccia che brucia tutto il campo e con lui i giocatori amaranto. Un uomo solo teneva il passo: Giorgio Barbana che raccolse l’assist del compagno e scaricò la palla in rete battendo un giovane Tacconi al quale quel goal, nonostante i successi nazionali e internazionali raccolti successivamente in carriera, ha sempre bruciato tantissimo.

L’ultima vittoria a Livorno è quindi coincisa anche con l’unico derby giocato a sud dello Scolmatore (ora si può dire) da Romeo Anconetani e l’ultimo giocato dal Pisa Sporting Club. Quel filo spezzato dal fallimento e dalla nascita del Pisa Calcio prima e AC Pisa 1909 poi, torna a riannodarsi sabato 14 aprile. Anche se non è dicembre l’auspicio è che si riprenda là dove ci siamo lasciati quel giorno del 1978: da quella folle corsa di un pisano doc e da quel tocco di un friulano di nascita, ma pisano a furor di popolo.

le prime tre foto sono tratte dal libro di Alessio Carli e Carlo Fontanelli Un secolo di calcio a Pisa 1908 - 2008 (GEO Edizioni), e la quarta, dal sito dell'Associazione Cento

redazione.cascinanotizie