“Praticare la memoria per costruire il futuro”: istituzioni e studenti nei luoghi della deportazione nazifascista
Delegazione istituzionale del Comune di Pontedera, insieme ad amministratori, studenti e insegnanti, ha partecipato nei giorni scorsi al pellegrinaggio promosso da ANED Pisa nei principali luoghi della deportazione nazifascista tra Austria e Germania, per commemorare le vittime e promuovere la memoria storica come responsabilità civile e collettiva.
Di Giulia Giuffrida
Un viaggio nei luoghi simbolo della deportazione e dello sterminio nazifascista per trasformare la memoria in consapevolezza civile. È questo il senso del pellegrinaggio istituzionale a cui ha partecipato l’assessora del Comune di Pontedera, Eleonora Pini, insieme ad altri rappresentanti del territorio, nell’ambito dell’iniziativa promossa dalla sezione ANED di Pisa.
Il percorso ha toccato alcuni dei principali luoghi della memoria europea legati alla Shoah e al sistema concentrazionario nazista: Dachau, Ebensee, Gusen e Mauthausen, oltre al Castello di Hartheim, teatro dell’“Aktion T4”, il programma di eliminazione delle persone con disabilità fisiche e intellettive.
La delegazione ha iniziato il proprio itinerario da Dachau, primo campo di concentramento istituito dal regime nazista nel 1933 e modello per l’intero sistema dei lager. Qui furono deportate oltre 200mila persone e più di 41mila vi persero la vita.
L’assessora Pini ha deposto una corona d’alloro del Comune di Pontedera alla baracca numero 29, dove si trovava il deportato politico antifascista Italo Geloni al momento della liberazione del campo nell’aprile del 1945.
“Entrare a Dachau passando sotto la scritta ‘Arbeit macht frei’ significa confrontarsi con una delle più grandi menzogne della storia”, ha dichiarato Pini. “In quei luoghi si comprende come l’odio, se organizzato e normalizzato, possa trasformarsi in sterminio. Per questo praticare la memoria non è solo un dovere morale, ma una guida per il presente e per il futuro”.
Il pellegrinaggio è proseguito al colle di Leitenberg, divenuto cimitero di migliaia di deportati, e nei sottocampi di Ebensee e Gusen, quest’ultimo ricordato come il “cimitero degli italiani” per l’altissimo numero di connazionali uccisi.
Toccante anche la visita al Castello di Hartheim, dove migliaia di persone furono assassinate nell’ambito del programma nazista di eliminazione dei disabili, attraverso camere a gas e iniezioni letali.
L’ultima tappa è stata il campo di Mauthausen, simbolo della brutalità del sistema concentrazionario nazista, dove la morte veniva imposta attraverso lavoro forzato, fame e violenze sistematiche.
Qui la delegazione italiana ha preso parte alla cerimonia internazionale per l’81° anniversario della liberazione del campo, insieme a migliaia di partecipanti provenienti da tutta Europa.
“Questa esperienza lascia un segno profondo”, ha aggiunto Pini. “Colpisce la lucidità con cui tutto fu progettato: la disumanizzazione sistematica, la riduzione delle persone a numeri. Ma emerge anche la forza della solidarietà umana, testimoniata da figure come Italo Geloni”.
Il pellegrinaggio ha coinvolto studenti, insegnanti e amministratori, confermandosi un’importante esperienza formativa e civile.
“Il ‘Mai più’ non può restare uno slogan”, ha concluso l’assessora. “Deve tradursi ogni giorno nella difesa della dignità umana e nella lotta contro ogni discriminazione. Come ricordava Italo Geloni, ciò che ci unisce è sempre più di ciò che ci divide”.
