Aggredì la moglie: espulso e rimpatriato in Tunisia dopo 10 anni di carcere
Un 37enne è stato imbarcato su un volo per Tunisi. L'uomo ha manifestato una spiccata pericolosità sociale e un'indole violenta
PISA – Si salvò soltanto perché, schiacciando disperatamente il clacson della propria auto, riuscì ad allertare i genitori che si trovavano
in casa. Le cronache di quasi dieci anni fa raccontano così la drammatica aggressione subita dalla moglie di Aymen Gasmi, cittadino di origini tunisine oggi 37enne. All’alba di domenica 2 aprile 2017, l'uomo – all'epoca 28enne – aveva atteso sotto casa la consorte, colpevole di essere uscita con le amiche e di aver manifestato la volontà di separarsi. Una volta in auto, l'aveva violentemente aggredita provocandole profonde ferite al viso e al braccio con una bottiglia rotta, giudicate poi guaribili in 60 giorni. L’uomo venne accusato e condannato per tentato omicidio: fuggito subito dopo il fatto, fu rintracciato e arrestato dalla Squadra Mobile alla stazione di Genova Principe nel tentativo, probabile, di espatriare.
Da quel giorno il 37enne, in Italia dal 2008 dopo essere sbarcato nel sud del Paese, è rimasto in cella per scontare un cumulo di pene di quasi dieci anni. Oltre al tentato omicidio, sul suo conto gravano condanne definitive per atti persecutori, produzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina aggravata, lesioni personali aggravate e rissa. Come spiegato dalla Questura in una nota ufficiale, l'uomo «ha manifestato nel corso degli anni una sistematica dedizione al crimine e un’indole violenta che le autorità carcerarie hanno confermato non essere mai scemata, nemmeno durante il lungo periodo di detenzione». Proprio a causa della sua spiccata condotta turbolenta, il detenuto è stato trasferito in più istituti penitenziari della penisola, fino ad approdare alla casa circondariale "Don Bosco" di Pisa.
In vista della sua imminente scarcerazione, l’Ufficio Immigrazione della Questura di Pisa, diretto dal vice questore Claudio Cappelli, ha avviato una corposa e dettagliata istruttoria per scongiurare la permanenza del soggetto sul territorio nazionale. Un lavoro sinergico che ha visto la collaborazione della Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere, dell’autorità diplomatica consolare – che ha rilasciato il necessario lasciapassare –, della magistratura requirente e di sorveglianza, dell'amministrazione penitenziaria e del Comune di Livorno.
L'articolata attività d'indagine ha permesso di ottenere, su proposta del Questore di Pisa, il provvedimento di rimpatrio firmato direttamente dal ministro dell'Interno Piantedosi. L'epilogo della vicenda è scattato lo scorso 11 giugno, quando il 37enne è stato prelevato dal carcere pisano e accompagnato da una scorta internazionale su un volo decollato da Roma e diretto a Tunisi.

