Al Don Bosco nasce il "Giardino dell’Incontro", uno spazio per detenuti e familiari

Cronaca
PISA e Provincia
Lunedì, 28 Settembre 2026

Il progetto degli Architetti di Pisa trasformerà un cortile interno del carcere. Al centro colloqui con le famiglie, attività per i bambini e cura del verde

Un cortile della Casa Circondariale Don Bosco di Pisa sarà trasformato in uno spazio destinato agli incontri tra i detenuti e i loro familiari, con particolare attenzione ai bambini e alla possibilità di accogliere anche gli animali da compagnia.

È il progetto del "Giardino dell’Incontro", promosso dalla Camera Penale di Pisa ed elaborato dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Pisa e Provincia.

L’intervento sarà sviluppato in tre fasi e prevede, tra l’altro, una pavimentazione in legno di recupero con giochi per i più piccoli, piante e orti curati dai detenuti e, successivamente, la messa a dimora di alberi di agrumi. L’obiettivo dichiarato è migliorare la qualità degli spazi dedicati alle relazioni familiari e affiancare al progetto percorsi di formazione e reinserimento sociale.

 

Ha scritto l'Ordine degli Architetti PPC di Pisa e Provincia.

Nato nel maggio del 2025 su impulso della Camera Penale di Pisa e della sua Presidente, l’Avv. Serena Caputo — promotrice del tavolo tecnico “Progetto Carcere” —, il progetto, elaborato dal Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Pisa e guidato dal suo Presidente Leonardo Germani, ripensa radicalmente un cortile interno dell'istituto penitenziario per destinarlo ai colloqui tra i detenuti, i propri familiari (con una particolare attenzione ai bambini) e i loro animali da compagnia.

«Pensare un progetto architettonico all’interno di un istituto penitenziario non significa soltanto riqualificare uno spazio fisico, ma ripensare il tempo e la qualità delle relazioni umane», dichiara Germani e continua: «Questo spazio non è stato pensato come un semplice abbellimento estetico, ma come uno strumento di sostenibilità sociale. Auspichiamo che possa davvero diventare un’isola dove, anche per la durata di un breve incontro, il carcere smetta di essere solo un luogo di reclusione e diventi un luogo di semina per il futuro».

Per garantire un’immediata fattibilità, la massima sicurezza logistica e un uso oculato delle risorse, la realizzazione dell’opera si articolerà in tre fasi incrementali:

Fase 1: Il ritorno alla terra e il filtro visivo
La prima fase risolve la criticità dell’attuale pavimentazione in cemento che, generando un forte effetto “isola di calore”, rende il cortile poco fruibile nei mesi estivi. Si prevede la posa di una pavimentazione flottante in doghe di legno di recupero, posizionate in modo da non alterare il sistema di smaltimento delle acque piovane ed evitare onerose demolizioni e movimentazioni di macerie.
L’incontro tra i bambini e i loro genitori detenuti è al centro dell'intervento: per tale ragione, già nel primo step, sul legno verranno dipinti giochi a terra affinché i più piccoli possano trovare un ambiente accogliente e familiare. A tutela della privacy rispetto agli uffici amministrativi adiacenti, verrà inserito uno schermo verde di piante di bambù in vaso, concepito come una “membrana viva” che separa senza isolare o creare barriere empatiche.

Fase 2: Il cortile della biodiversità
Nella seconda fase, il cortile diventerà un vero e proprio herbarium grazie all'integrazione con il laboratorio di orticoltura sociale già attivo all’interno dell'istituto penitenziario. Verranno installate vasche dedicate agli “orti in cassetta”, affidate alla cura diretta dei detenuti. L’attività di manipolazione della terra e cura del verde acquisisce così un provato valore terapeutico, formativo e rieducativo, trasformando l’area in un micro-rifugio urbano di biodiversità.

Fase 3: Le isole dell'incontro e del futuro
La fase finale vedrà l’ampliamento delle vasche di coltivazione e la piantumazione di alberi di agrumi. Oltre a garantire un’ombreggiatura naturale, i colori e i profumi degli alberi modificheranno la percezione sensoriale dello spazio, consentendo al concetto di “attesa” di lasciare definitivamente il posto a quello di “cura”.

Trasformare uno spazio intercluso in un’oasi di incontro e dignità, capace di ridefinire il tempo e la qualità delle relazioni umane all’interno delle mura carcerarie è indubbiamente il cuore di questo progetto: in tal senso è assolutamente gradita e importante la partecipazione di altri soggetti a sostegno delle spese — già preventivate — e dell’implementazione dell’intervento che verrà realizzato nei prossimi mesi.
L’iniziativa mira a favorire il reinserimento sociale ed economico delle persone recluse nella Casa Circondariale di Pisa attraverso la formazione professionale e l’occupazione nel lavoro di manutenzione interna, in piena attuazione dei principi costituzionali e normativi sulla funzione rieducativa della pena e con il coinvolgimento di imprese e cooperative sociali del territorio.

 

 



 

redazione.cascinanotizie