Commercio: dal 2012 ad oggi chiuso a Pisa un negozio su quattro

Economia
PISA e Provincia
Giovedì, 12 Marzo 2026

I dati dell’Osservatorio di Confcommercio: 311 attività in meno in 13 anni. Soffrono soprattutto periferie e piccoli esercizi tradizionali

Dal 2012 a oggi la città di Pisa ha perso un quarto dei suoi negozi.

Secondo l’undicesima edizione dell’Osservatorio sulla demografia d’impresa realizzato da Confcommercio, nel capoluogo sono 311 le attività di commercio al dettaglio che hanno chiuso negli ultimi tredici anni, con una media di circa 24 cessazioni all’anno.

Il calo interessa in particolare le aree periferiche e diverse tipologie di esercizi tradizionali, mentre il centro storico mostra un andamento più stabile e il comparto ricettivo registra una crescita legata alle nuove forme di ospitalità turistica.

 

Ha scritto Confcommercio Pisa.

Pisa ha perso un quarto dei suoi negozi dal 2012 ad oggi. Sono 311 le attività di commercio al dettaglio chiuse a Pisa negli ultimi 13 anni, il 25% in meno, con una media di 24 attività perse ogni anno, dove insieme al calo di attività commerciali e ambulanti spicca per la prima volta un trend negativo anche per i bar e i ristoranti nelle aree più periferiche, con un andamento più stabile nel centro storico.

Preoccupante il calo di attività come ferramenta (- 47%), edicole (- 42%), media e grande distribuzione (- 42%), libri e giocattoli (- 38%), abbigliamento e calzature (- 30%), commercio ambulante (- 22%), profumerie, fiorai e gioiellerie (- 22%).

Ê quanto emerge dall'11esima edizione dell'Osservatorio della demografia d'impresa nelle città italiane realizzato a livello nazionale da Confcommercio sui cambiamenti del commercio e delle imprese.

“Questi dati purtroppo non ci sorprendono: il commercio al dettaglio è colpito da un'emorragia costante che rischia di prosciugare i nostri centri” il grido d'allarme del direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli “una desertificazione alimentata dalla concorrenza spietata dell'online, da costi di gestione elevati e da una burocrazia asfissiante, con tutte le incertezze legate all'evolversi della guerra in Medio Oriente che prospetta un futuro ancora più inquietante. In questo contesto le famiglie, strette tra spese obbligate e necessità di risparmiare, riducono drasticamente gli acquisti, indebolendo ulteriormente il commercio tradizionale”.

“Per provare a invertire la rotta serve una vera legge d'emergenza, un piano shock a livello nazionale che preveda detassazione totale per 5 anni per le nuove aperture, decontribuzione sui contratti di lavoro e una semplificazione burocratica estremo, oltre a riequilibrare il peso fiscale che vede le imprese pagare il 70% contro il prelievo irrisorio sui giganti globali dell'online, mettere in campo interventi mirati per disciplinare l'offerta commerciale nei centri storici e incentivare l'utilizzo dei locali sfitti. Solo ripartendo da qui possiamo immaginare un futuro per le nostre città e provare a garantire l'esistenza di quelle attività di vicinato che rappresentano un patrimonio economico, sociale e culturale inestimabile e che contribuiscono a garantire servizi, sicurezza e vivibilità nelle nostre città”.

Pisa conferma che le maggiori criticità si registrano soprattutto in periferia, mentre almeno quantitativamente il centro storico tiene, anche se complessivamente la riduzione del commercio al dettaglio segna un arretramento del 18% rispetto al 2012. A risollevare le sorti il comparto ricettivo, pur con marcate differenze tra alberghi (che si mantengono stabili) e altre forme di alloggio, come case per vacanze, affittacamere, bed&breakfast e residence, quasi triplicati sul territorio comunale negli ultimi 13 anni. Nelle aree più periferiche soffrono sia i bar (- 32%), che i ristoranti (- 5% negli ultimi sei anni), con un calo più contenuto nel centro storico.

 

 

 


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redazione.cascinanotizie