Da covo della mafia a porto sicuro per le donne: inaugurato il nuovo centro antiviolenza a Montopoli
Consegnate all'associazione Frida le chiavi dell'immobile confiscato: la vicepresidente Diop parla di un segnale straordinario di riscatto civile
MONTOPOLI IN VAL D’ARNO – Dove un tempo abitava un boss mafioso con la sua famiglia, oggi nasce un presidio di libertà e rinascita. È
stata inaugurata questa mattina, 26 marzo, la nuova vita dell'immobile confiscato alla criminalità organizzata nel comune di Montopoli in Val d’Arno, trasformato ufficialmente in un centro antiviolenza e casa di semi-autonomia per donne vittime di maltrattamenti. L’operazione, frutto di un percorso iniziato circa dieci anni fa, è stata suggellata dalla consegna delle chiavi all'associazione Frida - Donne che sostengono donne, che gestirà la struttura per i prossimi sei anni. Il recupero dell'edificio è stato reso possibile grazie a un investimento di 370mila euro, derivanti da due distinti contributi della Regione Toscana, che hanno permesso di ristrutturare completamente l’immobile rendendolo sicuro e accogliente.
Sin dal momento in cui è nata l’idea, la trasformazione di un immobile sottratto alla criminalità organizzata in un presidio contro la violenza sulle donne ha dato un segnale chiaro di riscatto civile e sociale, ha commentato la vicepresidente della Regione Toscana, Bintou Mia Diop. Oggi che quell’idea è divenuta realtà, quel segnale assume una forza straordinaria, poiché questa combinazione tra lotta alle mafie e battaglia contro la violenza di genere interpreta al meglio il senso di riuso sociale e restituzione alla collettività. Diop ha ringraziato l’amministrazione comunale per la scelta politica compiuta, auspicando che questo modello possa diffondersi ulteriormente sul territorio regionale.
La nuova struttura non sarà solo un ufficio, ma una vera e propria casa di secondo livello. Spesso, infatti, i percorsi di uscita dalla violenza si interrompono dopo il periodo in casa rifugio per la mancanza di soluzioni abitative. La casa di semi-autonomia di Montopoli offrirà ospitalità a otto donne, sole o con figli minori, garantendo loro il tempo e lo spazio necessari per consolidare l'indipendenza economica e sociale. Parallelamente, l'edificio ospiterà lo Sportello di Ascolto Antiviolenza, facilitando l'accesso al supporto per tutte le donne del comprensorio del Valdarno Inferiore e diventando un luogo di sensibilizzazione e iniziative culturali.
La sindaca Linda Vanni ha espresso profonda commozione, sottolineando che quello che si inaugura non è solo un appartamento ristrutturato, ma un simbolo di vittoria della comunità sulla cultura dell'illegalità. Si passa definitivamente dalla "casa del boss" alla "nuova vita per le donne", restituendo voce e dignità a madri e figli che fuggono dalla violenza. Al taglio del nastro è seguita la firma del comodato d'uso e la presentazione di un'opera dedicata all'evento realizzata dall'illustratrice Domitilla Marzuoli, a testimonianza del valore simbolico dell'operazione che trasforma un luogo di sopraffazione in un porto sicuro.

