Da Reggio Emilia a Pisa, Russo (PD) rilancia il campo largo
Il segretario provinciale del PD raccoglie dalla Festa nazionale dell'Unità il "testardamente unitari" di Schlein. Un messaggio che guarda alle Politiche del 2027, ma che a Pisa inevitabilmente apre già la partita delle Comunali 2028
"Testardamente unitari". Giovanni Russo torna dalla Festa nazionale dell'Unità di Reggio Emilia scegliendo le parole di Elly Schlein che forse meglio sintetizzano la strategia sulla quale il Partito Democratico intende costruire i prossimi appuntamenti elettorali. Un messaggio nazionale, certamente, ma che rilanciato dal segretario provinciale dem assume inevitabilmente anche una declinazione pisana.
Russo era a Reggio Emilia per la chiusura della Festa e sui social ha ripreso il passaggio della segretaria nazionale dedicato all'unità, insistendo sulla necessità di "stare insieme anche quando si parte da posizioni diverse" e di mettere ciò che unisce davanti alle divisioni. Parole che guardano innanzitutto alle elezioni politiche del 2027 e al tentativo del centrosinistra di presentarsi con un'alternativa competitiva al governo guidato da Giorgia Meloni.
Il punto politico, tuttavia, è che il "testardamente unitari" difficilmente potrà fermarsi a Roma. Per il PD pisano il percorso verso il 2027 finirà inevitabilmente per intrecciarsi con quello che, appena un anno più tardi, porterà alle amministrative del 2028. E Pisa rappresenterà uno dei banchi di prova più significativi: dopo due mandati consecutivi del centrodestra, il centrosinistra dovrà decidere non soltanto con quale candidato provare a riconquistare Palazzo Gambacorti, ma soprattutto con quale perimetro politico.
È qui che il richiamo di Russo all'unità acquista un significato locale. Il segretario provinciale non parla esplicitamente delle Comunali pisane, ma il metodo indicato appare difficilmente separabile dalla costruzione di un campo largo anche sotto la Torre: PD come perno di una coalizione capace di tenere insieme le diverse anime del centrosinistra e di dialogare con Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, forze civiche e area riformista.
Russo sembra indicare una sequenza precisa: prima il progetto e i contenuti, successivamente i nomi. "Prima l'Italia che vogliamo costruire, poi tutto il resto", scrive indicando sanità pubblica, scuola, lavoro, politica industriale, ambiente, diritti e pace come terreni sui quali misurare la credibilità dell'alternativa.
Tradotto sul piano pisano, il principio potrebbe diventare: prima il programma per la città e il perimetro della coalizione, poi la scelta del candidato sindaco. Una linea che consentirebbe al PD di rinviare una discussione sui nomi destinata prima o poi ad aprirsi, concentrando nel frattempo il confronto sulle condizioni politiche necessarie per ricostruire un centrosinistra competitivo.
Ha scritto Giovanni Russo, segretario del Partito Democratico provincia di Pisa.
“Testardamente unitari”.
È forse la frase che più mi resta del discorso con cui Elly Schlein ha chiuso la Festa nazionale dell’Unità.
Perché l’unità non è una parola da usare nei momenti difficili. È un lavoro quotidiano. È la capacità di stare insieme anche quando si parte da posizioni diverse, di riconoscersi nello stesso progetto e di mettere ciò che ci unisce davanti a ciò che ci divide.
Per questo ho trovato molto bello anche il ringraziamento a Stefano Bonaccini. In politica non è affatto scontato riconoscere il valore di chi ha scelto di costruire, invece di alimentare divisioni e logoramenti.
Ma l’unità, da sola, non basta.
Serve per costruire un’alternativa vera alla destra. E un’alternativa vera nasce prima di tutto dalle idee, dalle scelte e dal Paese che vogliamo.
Sanità pubblica, scuola, lavoro, politica industriale, ambiente, diritti, pace. Su questo dobbiamo misurarci.
C’è una differenza che racconta bene due idee diverse di futuro: loro parlano di portare la spesa militare al 5% del PIL. Noi dobbiamo avere l’ambizione di riportare la spesa sanitaria al 7%.
Prima il progetto, poi i nomi. Prima l’Italia che vogliamo costruire, poi tutto il resto.Se sapremo fare questo, con generosità e senza tornare alle vecchie divisioni, potremo davvero costruire un’alternativa credibile al governo Meloni.
E andare al governo del Paese. Per cambiarlo e renderlo più giusto.



