Don Bosco di Pisa, nuova aggressione a un agente. Torna al centro il dibattito sulle condizioni del carcere
Un poliziotto penitenziario è rimasto ferito durante un'aggressione da parte di un detenuto. Il sindacato ALSIPPE chiede interventi urgenti per la sicurezza del personale. Negli ultimi giorni anche Partito Democratico e Diritti in Comune sono intervenuti sulla situazione dell'istituto, sollevando criticità legate all'accoglienza dei familiari dei detenuti
La casa circondariale Don Bosco di Pisa torna al centro dell'attenzione dopo una nuova aggressione ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria. L'episodio, denunciato dall'Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria (ALSIPPE), riporta in primo piano il tema della sicurezza all'interno dell'istituto, mentre nei giorni scorsi il carcere era stato oggetto di prese di posizione politiche sulle condizioni di accoglienza riservate ai familiari dei detenuti.
Secondo quanto riferito dal sindacato, nel primo pomeriggio di giovedì 30 luglio un detenuto avrebbe aggredito un agente colpendolo con pugni al volto e ferendolo a una mano con una lama. Il poliziotto ha riportato il volto tumefatto, un profondo taglio a un dito e una prognosi di sette giorni.
ALSIPPE evidenzia inoltre che il detenuto sarebbe lo stesso che, in occasione della recente visita di un esponente politico all'interno del Don Bosco, aveva simulato un tentativo di impiccamento e che proprio l'agente aggredito era intervenuto allora per salvargli la vita.
Nel comunicato il sindacato definisce l'accaduto "un episodio di violenza inaudita" e sostiene che le aggressioni, sia verbali sia fisiche, sarebbero ormai frequenti all'interno della struttura. Tra le criticità segnalate figura anche la presunta mancata applicazione delle disposizioni che prevedono il trasferimento dei detenuti responsabili di aggressioni al personale. ALSIPPE chiede quindi un intervento dell'Amministrazione Penitenziaria per rafforzare la sicurezza dell'istituto e garantire maggiori tutele agli operatori, esprimendo al contempo vicinanza all'agente ferito e augurandogli una pronta guarigione.
L'episodio si inserisce in un contesto che da settimane alimenta il confronto politico sulle condizioni del carcere pisano. Nei giorni scorsi, infatti, la consigliera comunale del Partito Democratico Maria Antonietta Scognamiglio aveva denunciato il mancato avanzamento del progetto per la realizzazione di una pensilina destinata ai familiari dei detenuti in attesa dei colloqui.
Dopo la riunione della Seconda Commissione consiliare, alla presenza dell'assessora Virginia Mancini e dei tecnici comunali, Scognamiglio ha affermato che non sarebbero emersi sviluppi concreti sull'intervento. Secondo la consigliera, le risorse inizialmente previste sarebbero state destinate ad altre priorità e non vi sarebbero certezze né sull'inserimento del progetto nella prossima variazione di bilancio né sulla sua realizzazione nel 2027. Per il Partito Democratico la mancanza di una prospettiva definita rappresenta un ulteriore rinvio di un'opera attesa da anni.
Sulla stessa vicenda è intervenuto anche Diritti in Comune, che ha espresso preoccupazione per l'assenza di novità emerse durante la commissione consiliare. Il gruppo sottolinea come, in mancanza di finanziamenti e di un cronoprogramma, anche il prossimo anno potrebbe trascorrere senza la realizzazione della struttura destinata ai familiari, costretti ad attendere i colloqui all'aperto, esposti alle condizioni atmosferiche.
Nel comunicato, Diritti in Comune definisce la pensilina un intervento di dignità e accoglienza, sostenendo che il tema del carcere e delle condizioni che riguardano detenuti, personale e familiari non rappresenterebbe una priorità dell'attuale amministrazione comunale. Il gruppo richiama inoltre la necessità di un confronto stabile tra istituzioni, associazioni e realtà che operano nel settore penitenziario e ribadisce il proprio sostegno alle iniziative promosse per richiamare l'attenzione sulle condizioni del Don Bosco.
Ha scritto Alleanza Sindacale Polizia Penitenziaria.
Nel primo pomeriggio di ieri, un detenuto si è reso protagonista di un episodio di violenza inaudita. Lo stesso individuo che, in occasione della recente visita di un esponente politico presso il Don Bosco, aveva inscenato un tentativo di impiccamento, oggi ha brutalmente aggredito con pugni al volto e ferito con una lama un agente. Ironia della sorte, a subire questa vile aggressione è stato proprio il poliziotto che, in precedenza, gli aveva salvato la vita sventando quel teatrale tentativo di suicidio. A causa dei violenti colpi ricevuti, l’agente ha riportato il viso tumefatto, un profondo taglio ad un dito e una prognosi di 7 giorni.
Quanto accaduto oggi non è purtroppo un caso isolato. All’interno della casa circondariale di Pisa le aggressioni, verbali e fisiche, sono ormai quasi all’ordine del giorno.
Una situazione intollerabile che continua a degenerare anche a causa del mancato rispetto delle disposizioni vigenti: non viene infatti applicata, nell’immediatezza, la circolare che impone il trasferimento immediato dei detenuti che si macchiano di aggressioni nei confronti degli operatori. A ciò si aggiunge la consapevolezza, da parte della popolazione detenuta, di rimanere sostanzialmente impuniti, dal momento che delle sanzioni disciplinari interne non importa nulla e manca del tutto la certezza di conseguenze penali immediate.
Non è più accettabile che i poliziotti penitenziari debbano svolgere il proprio servizio in balia della violenza, esposti a rischi mortali e privi di tutele concrete e di risposte incisive da parte dell’amministrazione.
Si esige un intervento immediato per ripristinare la sicurezza, la legalità e la dignità del personale all’interno dell’istituto pisano.
In attesa di fattive risposte e di un concreto intervento da parte degli Organi Superiori dell’Amministrazione Penitenziaria, la Segreteria ALSIPPE augura al collega una pronta guarigione, manifestandogli sentita e doverosa vicinanza.
Nelle scorse ore il Don Bosco e la gestione dei familiari in visita erano stati al centro di un comunicato di Maria Antonietta Scognamiglio, consigliera comunale del Partito Democrativco.
"Prendiamo atto che la maggioranza non è interessata a realizzare la pensilina esterna per garantire riparo ai familiari in visita ai detenuti della casa circondariale Don Bosco. E' da 8 anni che aspettiamo e, a quanto pare, aspetteremo ancora. Ne dovremo rendere conto a famiglie e associazioni".
A firma della consigliera Maria Antonietta Scognamiglio (Pd) si è svolta ieri l'ultima seconda commissione consiliare di luglio per fare il punto sul progetto, alla presenza dell'assessore Virginia Mancini e dell'architetto Fabio Daole.
"Siamo dispiaciuti e delusi - commenta la consigliera Scognamiglio -L'assessore ci ha confermato che non esistono aggiornamenti sul progetto, le risorse sono state destinate ad altre priorità e non ci sono garanzie sull'effettiva presa in carico del progetto per il prossimo anno né della possibilità che il finanziamento venga inserito nella variazione di bilancio di dicembre. Di fatto non c'è una prospettiva, siamo tornati indietro e anche di parecchio".
Nel corso della commissione è stato analizzato anche lo stato dell'arte dei vari progetti che si sono susseguiti passando sul tavolo di vari assessori. "L'ultimo progetto, illustrato in commissione dall'architetto Daole circa 4 mesi fa, prevede una realizzazione per lotti. Il problema è la volontà dell'amministrazione. Se l'idea è davvero di rimandare il lavoro al 2027, è adesso che va deciso. Non c'è niente di tutto questo? Significa che la volontà non c'è. Non prendiamoci in giro" conclude Scognamiglio.
Sullo stesso argomento aveva scritto anche Diritti in comune.
Oggi, nel corso della 2ª Commissione consiliare permanente, l'Assessora Mancini non ha portato alcun aggiornamento sullo stato di avanzamento dell'intervento, ma ha di fatto certificato l'ennesimo nulla di fatto. Il progetto originario richiederebbe risorse che, per stessa ammissione dell'Amministrazione, non potranno essere reperite nel 2026. Inoltre, per poter anche solo ipotizzare un finanziamento nel 2027, il progetto dovrà essere completamente rimodulato, senza che a oggi esista alcuna certezza né sui tempi né sulle risorse. Ne consegue che anche per il 2027 non si intravedono prospettive concrete di realizzazione.
Questo significa che intanto anche il 2026 trascorrerà senza che venga garantito un riparo dignitoso ai familiari delle persone detenute, costretti ad attendere all'aperto, esposti al sole, alla pioggia e alle intemperie. Una situazione che colpisce soprattutto anziani, bambini e persone fragili, che non hanno alcuna responsabilità rispetto alla condizione detentiva del proprio congiunto.
Garantire uno spazio di accoglienza dignitoso non rappresenta un privilegio, ma un gesto di civiltà e di rispetto dei principi costituzionali di tutela della dignità della persona. È una misura concreta per ridurre i disagi e contrastare forme di emarginazione che ricadono ingiustamente sulle famiglie.
Ma il dato più grave è che il 2026 si concluderà non solo senza la realizzazione dell'opera, bensì senza una reale progettualità, senza un cronoprogramma e senza risorse stanziate. Dopo anni di annunci, l'Amministrazione non è ancora in grado di indicare quando e come intenda dare una risposta a un'esigenza tanto semplice quanto necessaria.
Questa vicenda conferma come il tema del carcere e di tutto ciò che ruota attorno alla realtà penitenziaria sia del tutto estraneo alle priorità dell'attuale Amministrazione. Lo dimostra l'incapacità di promuovere un vero tavolo permanente di confronto tra istituzioni, enti e associazioni che operano nel settore, così come l'incapacità, difficilmente comprensibile, di realizzare persino una semplice struttura di accoglienza e ristoro per i familiari delle persone detenute.
Oggi molte di queste realtà chiamano un presidio a cui parteciperemo sotto al carcere, proprio per portare la luce sulle condizioni in cui vivono le persone detenute nel carcere della nostra città. Essere al loro fianco per noi è doveroso e insistere per presidi di dignità come la costruzione di questa struttura è altrettanto indispensabile.


