Don Bosco, le opposizioni chiedono un tavolo permanente sulle criticità del carcere di Pisa. "Profonda preoccupazione"
Sinistra Unita per Pisa-AVS, Partito Democratico e La Città delle Persone sollecitano un confronto operativo con Comune e istituzioni dopo gli ultimi dati sul sovraffollamento e sul disagio all'interno della struttura
Le condizioni del carcere Don Bosco tornano al centro del dibattito politico cittadino.
I gruppi consiliari di Sinistra Unita per Pisa-AVS, Partito Democratico e La Città delle Persone chiedono all'amministrazione comunale l'attivazione di un tavolo permanente con gli enti competenti per affrontare le criticità evidenziate dalla Garante comunale delle persone private della libertà personale, a partire dal sovraffollamento, dalla salute mentale dei detenuti e dalle condizioni di detenzione.
Hanno scritto i gruppi consiliari Sinistra unita per Pisa - Avs, Pd, La città delle persone.
Esprimiamo profonda preoccupazione e sdegno per quanto sta accadendo nel carcere Don Bosco di Pisa.
L’arrivo di altri undici detenuti trasferiti da Sollicciano aggrava una situazione che era già oltre il limite: 272 persone recluse a fronte di 185 posti effettivamente disponibili, con un tasso di sovraffollamento del 147,6%.
I numeri contenuti nella relazione della Garante comunale delle persone private della libertà personale, Valentina Abu Awad, sono drammatici: 15 tentati suicidi nel solo 2025, tre morti in cella, 28 persone in osservazione psichiatrica e 203 detenuti sottoposti a terapia. A questo si aggiungono la carenza di lavoro dentro e fuori dal carcere e condizioni strutturali inaccettabili. La stessa Garante ha espresso forte preoccupazione per l’aumento degli eventi critici negli istituti toscani e ha richiamato esplicitamente le gravi criticità del Don Bosco.
Sono numeri allarmanti, non un'emergenza momentanea ma il risultato del sommarsi di criticità strutturali e radicate.
In questi anni, anche attraverso la Commissione consiliare, come forze di minoranza abbiamo aperto percorsi, promosso confronti e provato a costruire risposte concrete. Con il cambio dell’assessore sebbene molto ci fosse da fare, però, alcuni di quei percorsi si sono arenati per tornare al punto di partenza. È un fatto che non possiamo ignorare e sul quale chiediamo all’amministrazione di assumersi una responsabilità politica precisa.
Ma sappiamo anche che tutto questo, a chi oggi vive rinchiuso in una cella sovraffollata, a chi soffre di un disagio psichico, a chi non ha un lavoro, a chi rischia di togliersi la vita, non interessa e non può interessare.
Chi è lì dentro non può aspettare i tempi della politica, i cambi di delega, i passaggi amministrativi o l’ennesimo rinvio.
Per questo chiediamo all’amministrazione comunale di istituire entro il mese di luglio un tavolo permanente operativo, sulla situazione del carcere Don Bosco, coinvolgendo la Garante comunale, la direzione dell’istituto, l’ASL, il terzo settore e tutti i soggetti istituzionali competenti, tavolo già chiesto due anni fa nel percorso fatto in 2ccp che aveva trovato il consenso dell’assessora Porcaro, invece rimesso in discussione dall’Assessore Sikeira
Un tavolo che, però, non può diventare l’ennesimo luogo in cui discutere mentre la situazione peggiora. Deve essere operativo e convocato subito, con un calendario di lavoro, responsabilità precise e obiettivi verificabili: salute mentale, lavoro dentro e fuori dal carcere, reinserimento, condizioni materiali della detenzione e raccordo con i servizi territoriali. Darsi delle priorità.
Bisogna fare di più. E bisogna farlo adesso.
Quindici tentati suicidi in un anno non sono una criticità amministrativa. Sono un allarme. E davanti a un allarme non si può più perdere tempo.


