Ex uffici APES in via Fermi, Diritti in Comune critica la svendita
Rischio speculazione e perdita di funzioni pubbliche
È polemica sulla vendita dell’ex edificio APES di via Fermi, nel centro di Pisa. Il Comune ha pubblicato un bando con un prezzo base di 2 milioni di euro, suscitando la reazione dei consiglieri di Diritti in Comune – Una città in comune e Rifondazione Comunista, che denunciano una scelta a favore della speculazione privata a discapito delle esigenze dei cittadini.
L’immobile, fino a pochi anni fa sede di numerosi uffici comunali e ancora oggi potenzialmente utilizzabile, si trova in posizione strategica lungo la direttrice che collega la Stazione al Duomo, aumentando il rischio di un futuro utilizzo a fini turistici o per studentati privati. Un’ipotesi concreta, secondo i critici, considerando precedenti tentativi di vendita come quello a Invimit, che prevedeva la realizzazione di 90 posti letto a prezzi superiori al mercato.
Il comunicato evidenzia inoltre che, nei prossimi mesi, il Comune avrà bisogno di nuovi spazi per uffici, in seguito alla creazione di una nuova direzione per la gestione diretta dei servizi socio-assistenziali, dopo l’uscita dalla Società della Salute. La vendita dell’edificio rischia quindi di creare un paradosso: vendere spazi ancora utilizzabili mentre l’amministrazione acquista altri immobili, come accaduto recentemente alla Sesta Porta per 994.000 euro.
L’operazione rientrerebbe, secondo Diritti in Comune, in un quadro più ampio di interventi a favore della speculazione, citando casi simili come l’ex-asilo Coccapani, l’area del Santa Chiara, gli edifici dell’ex Caserma Artale, dell’ex Dipartimento di Chimica, delle ex Stallette e il recupero del Parco della Cittadella affidato a un soggetto privato.
«Questa idea di una città pensata per la speculazione e non per chi la vive è inaccettabile», si legge nel comunicato. I rappresentanti del gruppo politico chiedono alla giunta Conti e alla maggioranza di ritirare subito il bando, ribadendo l’urgenza di bloccare la svendita del patrimonio comunale e di riutilizzare l’immobile per funzioni pubbliche, garantendo vivibilità e accessibilità per i cittadini.

