Fine dell’incubo per un’operaia: condannato a nove anni il suo aguzzino
L’uomo, un quarantenne residente a Pisa, aveva già precedenti per aver sequestrato un’ex fidanzata a Cascina. La vittima costretta a subire torture e a prostituirsi sotto minaccia di ricatto
LUCCA – Si chiude con una pesante condanna a nove anni e quattro mesi di reclusione l’inferno vissuto da una giovane operaia
lucchese di 32 anni, vittima di una spirale di violenze brutali iniziata nell'agosto del 2024. Il giudice dell’udienza preliminare Nunzia Castellano ha emesso la sentenza con rito abbreviato nei confronti di Matteo Di Sacco, ex meccanico di 40 anni residente a Pisa, ritenuto responsabile di abusi descritti dagli inquirenti come frutto di una personalità «priva di freni inibitori tanto da agire con crudeltà e sadismo». Oltre alla detenzione, l’uomo è stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al pagamento di una provvisionale di 50mila euro per il risarcimento del danno.
La vicenda ha origine in rete, su una piattaforma di incontri, dove la donna aveva conosciuto il quarantenne rimanendo affascinata dai suoi modi inizialmente gentili. Di Sacco, nonostante fosse già sottoposto al regime del braccialetto elettronico, era riuscito a manipolare la vittima facendole credere di essere perseguitato dalla magistratura. Una volta ottenuto il totale soggiogamento psicologico della donna, l'uomo ha dato inizio a una serie di torture fisiche agghiaccianti, arrivando a spegnere mozziconi di sigaretta sul corpo della vittima e a umiliarla con colate di cera bollente.
Il passaggio dalla violenza domestica allo sfruttamento è stato immediato. Dopo aver ripreso l'operaia durante un rapporto intimo, il quarantenne ha utilizzato il video come strumento di ricatto, minacciando di diffonderlo ai genitori e sul posto di lavoro della donna. Sotto questa pressione, la vittima è stata costretta a prostituirsi nella zona di Ospedaletto, a Pisa, dove Di Sacco fungeva da vero e proprio protettore: gestiva gli annunci online, cronometrava le prestazioni e incassava gran parte dei guadagni, arrivando a sottrarle cifre superiori ai 5.000 euro.
Il profilo criminale dell'uomo non era nuovo alle cronache del territorio pisano. Già nel 2012, infatti, Di Sacco era stato condannato per fatti analoghi avvenuti a Cascina, dove aveva preso in ostaggio per un'intera notte la sua allora fidanzata ventenne. Nonostante i precedenti e una misura cautelare attenuata ottenuta in passato, l'ex meccanico ha continuato a colpire, rendendosi protagonista di ulteriori reati ai danni di una cinquantenne proprio mentre si trovava agli arresti domiciliari.
La fine di questa tragica storia è stata scritta a metà settembre 2024, quando l’operaia ha trovato il coraggio di confidarsi con i genitori e denunciare tutto ai Carabinieri. Grazie al lavoro del sostituto procuratore Lydia Pagnini, che aveva inizialmente chiesto una pena di undici anni, è stato possibile assicurare l'aguzzino alla giustizia, mettendo fine a una serie di soprusi che hanno profondamente scosso l'opinione pubblica tra Lucca e Pisa.

