Fisco e disuguaglianze, studio Sant’Anna: «In Italia i ricchi pagano meno del restante 93% dei cittadini»
La ricerca analizza l'effetto dei rendimenti di capitale: lo 0,1% più abbiente ha un'aliquota effettiva del 32,6% contro il 45% del ceto medio. La proposta: «Tassare i grandi patrimoni per recuperare fino a 30 miliardi all'anno»
PISA - Più la ricchezza cresce, meno tasse si pagano in proporzione. È il quadro di un sistema tributario marcatamente regressivo quello
tracciato dallo studio congiunto condotto dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Review of Income and Wealth, rivela come il 7% degli italiani più abbienti sia soggetto a un’aliquota fiscale effettiva inferiore rispetto a quella applicata al restante 93% della popolazione, in aperta contrazione con il principio di progressività sancito dall’articolo 53 della Costituzione italiana.
Lo studio — firmato dagli economisti Matteo Dalle Luche, Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro — si basa sui più recenti dati della Banca d’Italia relativi ai patrimoni (Distributional Wealth Accounts). Dall'analisi emerge come i rendimenti della ricchezza non siano uguali per tutti: mentre si mantengono stabili attorno al 2,5% per il 90% dei contribuenti, impennano fino a sfiorare il 5% per lo 0,1% più ricco. L'effetto combinato di rendimenti più elevati e di una tassazione agevolata sui redditi da capitale crea una netta sproporzione: lo 0,1% dei più ricchi affronta un prelievo effettivo del 32,6%, a fronte del 45% sopportato da un lavoratore dipendente del ceto medio.
Per ripristinare l'equità fiscale e finanziare i servizi pubblici essenziali, il gruppo di ricerca suggerisce una profonda riforma del prelievo sul capitale o, in alternativa, la rimodulazione dell'imposizione sulle grandi fortune. Come spiegato da Andrea Roventini, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Sant’Anna, un prelievo progressivo sui patrimoni netti del 7% più abbiente degli italiani — con aliquote che variano dallo 0,1% all'1,3% per le circa cinquantamila persone che possiedono oltre 20 milioni di euro — consentirebbe di generare risorse imponenti.
Secondo le simulazioni economiche presentate nello studio, un'imposta dell'1,3% applicata all'1% più ricco garantirebbe al fisco un gettito di circa 30 miliardi di euro all'anno, mentre circoscrivendola allo 0,1% o ai soli miliardari si otterrebbero rispettivamente 13,5 miliardi e 2 miliardi ogni anno. Risorse considerevoli che le autrici e gli autori dello studio propongono di destinare agli investimenti nella sanità pubblica, nella scuola e nella transizione ecologica, riducendo contestualmente il carico fiscale che oggi pesa sulle spalle della classe media e dei redditi più bassi.

