Il Cineclub Arsenale omaggia il compositore Francesco Filidei
Pisa rende omaggio al compositore Francesco Filidei, uno dei suoi artisti più acclamati e conosciuti nel mondo, con una rassegna organizzata dal Cineclub Arsenale e curata da Claudio Proietti
In attesa di poterle applaudire dal vivo su qualche palcoscenico italiano, le tre opere liriche che Filidei ha sin qui presentato in pubblico saranno proposte in versione cinematografica: Giordano Bruno, L'inondation e Il nome della rosa. Ciò sarà possibile per la prima volta grazie alla disponibilità delle riprese video degli splendidi primi allestimenti dei tre lavori.
Si tratterà dunque di tre "assaggi" dell'arte di Filidei, spesso imprevedibile e spiazzante, sempre intrisa di storia, cultura, artigianato sapiente e continue invenzioni, che restituiscono in modo abbagliante la sua umanità e la volontà di raggiungere e coinvolgere quella di ogni ascoltatore.
I primi due appuntamenti sono programmati per giovedì 12 marzo, alle ore 18, con la proiezione di Giordano Bruno e giovedì 19 marzo, sempre alle ore 18, con L'inondation. Domenica 22 marzo alle ore 17 sarà invece proiettata Il nome della rosa. Tutti gli spettacoli avranno luogo nello Spazio Sammartino dell’Arsenale, in via San Martino.
Sono inoltre previsti due "antipasti" che si preannunciano altrettanto gustosi. Giovedì 12 marzo alle ore 16,30, immediatamente prima della proiezione di Giordano Bruno, Francesco Filidei (in collegamento da remoto) dialogherà con l'artista Gianni Lucchesi (autore della torre scultorea Operae che svetta da qualche mese in Piazza dei Cavalieri), il filosofo Marco Matteoli (docente all'Università di Pisa) e il curatore Claudio Proietti sulle tematiche suscitate dal rapporto con la figura del grande pensatore cinquecentesco. Domenica 22 marzo alle ore 11, il compositore incontrerà il pubblico e parlerà del Nome della rosa e del complesso lavoro con cui è riuscito a trasformare il fortunatissimo romanzo di Umberto Eco in un'opera lirica da rappresentare sul palco del Teatro alla Scala.
Brevi note sulle singole opere
Giordano Bruno fu composta nel 2014 e rappresentata per la prima volta a Porto a settembre del 2015. Si trattò di una produzione che raggruppò varie istituzioni europee, il che garantì allo spettacolo una lunga serie di repliche. Fra cui quella che sarà proiettata a Pisa, ripresa nel 2016 al Teatro di Gennevilliers, nei pressi di Parigi.
La prima opera di Filidei fu un successo clamoroso, che mostrò non solo un compositore maturo e indiscutibilmente votato al linguaggio operistico, ma anche la sua spinta per una relazione diretta e quasi fisica con gli spettatori. Un esito emozionante ottenuto anche grazie a un gruppo di formidabili cantanti-attori e all'illuminante regia di Antoine Gindt.
L'inondation fu composta nel 2018 su commissione del teatro dell'Opéra-Comique di Parigi, uno dei templi nella storia dell'opera, il palcoscenico che ospitò i debutti di Carmen di Georges Bizet e di Pelléas et Mélisande di Claude Debussy. Fu dunque una consacrazione mondiale per Filidei che rispose componendo un'opera completamente diversa dal precedente Giordano Bruno, basata su un romanzo dello scrittore russo Evgenij Zamjatin e ambientata in tempi recenti.
Si tratta di un'indagine psicologica sottilissima e altrettanto tesa nell'animo di una donna che soffre per non poter avere figli e per una relazione coniugale sempre in bilico. Una potente costruzione drammaturgica che utilizza tecniche narrative di palese derivazione cinematografica e costruita in perfetto accordo col regista Joël Pommerat attraverso un lunghissimo lavoro insieme e con tutto il cast dei cantanti.
Un altro esplosivo successo che assicurò definitivamente a Filidei un posto fra i grandi compositori d'opera della contemporaneità.
Il nome della rosa, la cui composizione richiese quattro anni di lavoro, nacque su commissione del Teatro alla Scala e dell'Opéra di Parigi. A Milano andò in scena il 27 aprile 2015, all'Opéra Bastille di Parigi sarà rappresentata nel 2027.
È un'opera che si rifà apertamente, grazie anche alla doppia genesi italiana e francese, al modello dei melodrammi ottocenteschi di Rossini, Donizetti e soprattutto Verdi i quali acquisivano una seconda identità quando approdavano oltralpe. La stessa cosa accadrà al Nome della rosa che a Parigi non solo parlerà una diversa lingua, ma avrà anche un diverso libretto e varie modifiche nelle scene.
Quella che rimarrà intatta sarà però la struttura architettonica e compositiva di questo grande lavoro che riproduce in modo geniale, e anche un po' maniacale, l'immensa e labirintica complessità del romanzo di Eco.
Un coraggio e uno sforzo che sono valsi a Filidei l'attenzione e il plauso della critica di tutto il mondo e le ovazioni del pubblico al termine di ognuna delle recite scaligere.
