Il fumo di Lugnano e lo specchio dei tempi che cambiano

Cronaca
PISA e Provincia
Venerdì, 12 Giugno 2026

Dalla solidarietà collettiva all’egoismo dell’orticello: l’incendio della Delca Energy racconta chi siamo diventati

C’è un filo invisibile ma robusto che lega il dramma di un passato lontano alle macerie fumanti dei nostri giorni. Bisogna fare un salto all’indietro di quarantacinque anni, fino a quel tragico giugno in cui l’Italia intera rimase incollata davanti alla tv per la vicenda di Alfredino Rampi, il bambino caduto nel pozzo di Vermicino. Cosa c’entra quel pozzo con il recente incendio alla Delca Energy? Niente, se ci si ferma alla cronaca; tutto, se si analizza come è cambiata, e profondamente peggiorata, la nostra società.

Allora, il pensiero unico, totalizzante e costante dell’opinione pubblica era rivolto esclusivamente alla salvezza di una vita innocente. A nessuno, in quei giorni di straziante attesa, venne in mente di mettere alla berlina i genitori per aver lasciato andare il bimbo da solo. A nessuno sfiorò l’anticamera del cervello di chiedere il conto delle spese sostenute dallo Stato per tentare i soccorsi. C’era il "noi", una comunità ferita che si stringeva attorno a un dolore.

Oggi, davanti ai fumi della Delca, scopriamo di vivere in una società completamente diversa, dove l’"io" ha definitivamente prevalso sul "noi". L’orticello di casa propria, improvvisamente invaso dalla puzza e dalle giustificate preoccupazioni ambientali, è diventato l’unico perimetro di interesse. Un egoismo che cancella, con un colpo di spugna, l’angoscia per le 32 famiglie dei lavoratori Delca che oggi non sanno quale fine faranno. Lo slogan «Via l'azienda da Lugnano» urla più forte della solidarietà verso chi rischia, anzi probabilmente ha già perso, il proprio posto di lavoro.

In questo scenario, la colpa deve essere sempre di qualcun altro. E allora scatta il riflesso condizionato del "dagli al politico": si punta il dito contro il sindaco, l'assessore, il presidente di Regione, pretendendo che possano prevaricare le leggi nazionali e imporre chissà quale provvedimento arbitrario a un'azienda che legittimamente smaltisce la plastica.

Già, la plastica. Quella stessa plastica che ognuno di noi produce e consuma senza soluzione di continuità, per pura e semplice comodità. Perché bere con la cannuccia di carta è scomodo, perché riutilizzare i flaconi dei saponi comprando le ricariche fa perdere tempo, e perché andare al fontanello pubblico con le bottiglie di vetro è faticoso: pesano e, se cadono, si rompono.

Il custode del proprio orticello, oggi arroccato nella protesta, ignora sistematicamente che le varie Delca esistono perché lui stesso produce rifiuti come se non ci fosse un domani. È lo stesso cittadino che poi bolla la transizione energetica come un vezzo "radical chic". Le fiamme di Lugnano ci lasciano in eredità un danno ambientale da riparare, ma soprattutto una certezza sociale da incubo: abbiamo smesso di essere una comunità, per diventare un condominio di estranei in perenne lite.

 

 

 


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massimo.corsini