Litorale pisano colpito dalla mareggiata, Nerini (FdI) chiede che a pagare i conti sia la Regione Toscana
Dopo la forte mareggiata che ha investito Marina di Pisa, il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale interviene sulle opere di difesa della costa pisana
Nelle ore successive alla violenta mareggiata che tra venerdì 9 e sabato 10 gennaio ha colpito il Litorale pisano, con effetti particolarmente evidenti a Marina di Pisa, Maurizio Nerini, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale a Pisa, è intervenuto ai microfoni di Punto Radio, intervistato dab Carlo Palotti.
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Nel corso dell'intervista, Nerini ha espresso forti perplessità sull’efficacia degli interventi realizzati negli ultimi mesi dalla Regione Toscana per la difesa della costa. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, i lavori avviati tra l’inverno e la primavera scorsi non sarebbero stati completati e mancherebbe, allo stato attuale, una pianificazione organica per il futuro. Una situazione che, a suo giudizio, espone nuovamente l’abitato e le infrastrutture costiere agli effetti delle mareggiate.
Nerini ha sottolineato come anche eventi di intensità non eccezionale continuino a provocare la proiezione di sassi e detriti sulla carreggiata e sulle aree pedonali del lungomare, con potenziali rischi per la sicurezza e disagi per residenti e visitatori. Ha inoltre richiamato l’attenzione sul problema dell’acqua marina che, in occasione delle mareggiate, raggiunge strade, piazze e ingressi delle abitazioni, danneggiando edifici e opere di recente riqualificazione.
Nel suo intervento radiofonico, il capogruppo ha criticato l’idea di investire in opere di arredo urbano e sistemazione delle piazze senza prima garantire una protezione efficace dell’abitato dal mare. A suo avviso, le attuali strutture di difesa, in particolare alcune dighe e barriere lungo il tratto di costa, non risponderebbero a criteri adeguati dal punto di vista tecnico e scientifico e richiederebbero interventi più ampi e coordinati.
Tra le ipotesi richiamate, Nerini ha citato anche l’utilizzo di soluzioni ingegneristiche come i tetrapodi e altre tecnologie già impiegate in contesti simili, ritenute in grado di migliorare la tenuta del litorale e ridurre l’impatto delle mareggiate.
L’esponente di Fratelli d’Italia ha infine rivolto un appello sia alla Regione Toscana affinché siano predisposti progetti concreti e finanziamenti adeguati.
In ultima istanza, per Maurizio Nerini, dovrebbe essere la Regione stessa a pagare il conto dei tanti interventi di ripristino fin'ora a carico del Comune di Pisa, un conto salato, che secondo il capogruppo di Fratelli d'italia (lo spiega nel comunicato che alleghiamo sotto), il Comune di Pisa dovrebbe inoltrare direttamente all'ente regionale toscano.
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Ha scritto Maurizio Nerini, capogruppo di Fratelli d'italia Pisa.
Le notizie che arrivano da Marina sono la cronaca di un disastro annunciato: arriva una mareggiata e siamo alle solite con i “sassini” e l' acqua salata in strada.
La Regione ha speso un bel po' di soldi buttato scogli a caso, una volta si “dirigevano” i massi con operatori subacquei, sbandierando l'iniziativa sostenuta da alcuni informati ad arte, ma non ha progetti pronti e non ha trovato nemmeno i fondi per portarli avanti.
Inutile dire che forse avendo progetti fruibili potevamo sperare di avere soldi dal PNRR, l'incapacità di progettazione, gestione e programmazione è enorme a fronte di un pericolo presente e costante.
Passata l'ubriacatura delle elezioni, con la riconferma di Giani tutto tace.
Credo che la misura sia colma e allora fa bene il Sindaco Conti a stilare il contro delle fatture che ha accumulato in questi anni per i ripristini necessari ad ogni mareggiata, l'invito da capogruppo del maggiore partito di governo a Pisa è proprio quello di inviare in Regione il conto che dire salato è un'amara battuta.
Però dobbiamo pensare a sostituirci a chi fa dell'inerzia la propria azione e vedere cosa sia fattibile nell'immediato mettendo soldi nostri.
Credo che una delle poche soluzioni sia quella di utilizzare i tanto discussi “tetrapodi”, almeno a difesa di una cella 4 mai terminata e che ha problemi ben più grossi di quelli prospettati.
In alternativa guardiamo cosa fanno in altre regioni: ad esempio al Porto di Civitavecchia si utilizzano tecnologie innovative e allo stesso tempo semplici come quelle di cassoni di cemento armato costruiti in loco per creare dal nulla dighe portuali.
Le tecnologie per non avere acqua salta nel paese ci sono, mancano volontà e capacità.



