Lupi decapitati: taglia fino a 8mila euro
È stata messa sul tavolo una ricompensa che può arrivare fino a 8mila euro per chiunque sia in grado di fornire elementi utili all’identificazione del responsabile
L’iniziativa è stata lanciata attraverso la pagina Facebook “Il Lupo, figlio di un Dio minore”, nata con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla specie, dopo il ritrovamento – avvenuto venerdì a Cascina – di una seconda testa di lupo decapitato. Un episodio analogo si era verificato circa dieci giorni prima in località Arnaccio, a una distanza di circa tre chilometri.
Nel messaggio pubblicato online si parla inizialmente di una somma di 5mila euro, che, grazie al contributo dell’associazione Pettirosso di Modena, potrebbe salire fino a 8mila euro per chi offrirà informazioni attendibili agli investigatori. L’appello è diretto: chiunque abbia visto o sentito qualcosa è invitato a farsi avanti.
Nel frattempo, i carabinieri forestali continuano le indagini. Le analisi genetiche sui resti rinvenuti potrebbero rivelare se i due animali fossero imparentati e appartenessero allo stesso branco, dettaglio che aiuterebbe a individuare l’area dell’uccisione. Tuttavia, il periodo dell’anno coincide con la fase finale della dispersione, quando i lupi tendono a spostarsi sul territorio, rendendo più complessa la ricostruzione della loro provenienza.
Non si esclude che gli episodi siano collegati ad altri fatti simili. Già il 6 luglio 2023, infatti, un lupo era stato ritrovato morto e appeso a un cavalcavia in via Merli, lungo la Fi-Pi-Li, nei pressi dell’uscita di Cascina, a poca distanza dai ritrovamenti più recenti. Sebbene al momento non vi siano prove concrete, prende corpo l’ipotesi di azioni ripetute riconducibili alla stessa mano.
Tra le possibili interpretazioni, si considera anche quella di un gesto dimostrativo, forse indirizzato contro chi si oppone alla caccia o alla revisione dello status di protezione del lupo. Restano sul tavolo anche altre piste, come eventuali ritorsioni da parte di allevatori o episodi di bracconaggio, oggi facilitati dall’uso di tecnologie come i visori termici, che permettono di individuare gli animali anche in condizioni di scarsa visibilità.
Gli esperti, però, mettono in guardia: interventi di questo tipo rischiano di essere controproducenti. Il biologo Marco Del Frate, impegnato nel monitoraggio della specie nel Parco di San Rossore, sottolinea come il lupo sia un animale fortemente sociale, organizzato in branchi con ruoli ben definiti. Alterare questa struttura può comprometterne l’equilibrio e rendere i gruppi più difficili da gestire. In un contesto in cui la presenza del lupo è tornata a essere significativa, azioni scorrette rischiano quindi di aggravare la situazione anziché migliorarla. Inoltre, la normativa vigente non consente interventi letali sulla specie.
Va ricordato infine che l’uccisione del lupo, animale particolarmente protetto, costituisce un reato penale: l’articolo 544-bis del Codice penale prevede una pena che va dai 4 mesi ai 2 anni di reclusione.
