Mario Vanni, l'ultimo Vulcano di Cascina: una mostra per riscoprire il talento dello “Stagnabricchi”

Cultura
Cascina
Mercoledì, 14 Ottobre 2026

Fino al 31 ottobre nel giardino della Biblioteca Comunale una selezione delle opere in ferro battuto dell'artista cascinese. Dalla bottega artigiana al Globe Theatre di Londra, la storia di un uomo che aveva trasformato il ferro in arte

 

C'era un uomo, a Cascina, che sapeva dare vita al ferro. Lo piegava, lo modellava, lo lavorava con una maestria che andava ben oltre quella di un semplice artigiano. Perché nelle sue mani quel materiale duro e apparentemente freddo diventava qualcosa di diverso: una figura, un bassorilievo, un'opera d'arte.

Quell'uomo si chiamava Mario Vanni, ma a Cascina tutti lo conoscevano come “Stagnabricchi”.

La lunga barba bianca, l'immancabile cappello, il carattere schivo e quelle mani capaci di trasformare il metallo lo avevano reso un personaggio inconfondibile. Tanto che, nel 1987, un giornalista lo aveva definito “l'ultimo Vulcano di Cascina”, accostandolo alla divinità del fuoco e della metallurgia.

Una definizione che, a distanza di tanti anni, conserva intatto il suo fascino.

Adesso Cascina torna a rendere omaggio a questo suo straordinario concittadino con una mostra allestita nel giardino della Biblioteca Comunale, dove fino al 31 ottobre sarà possibile ammirare una selezione delle sue opere in ferro battuto, messe a disposizione dalla famiglia.

Nato a Cascina nel 1936, Mario Vanni aveva cominciato a imparare il mestiere a soli tredici anni. Nel 1950 aveva già aperto un proprio laboratorio, dando inizio a un percorso nel quale la competenza artigianale si sarebbe progressivamente trasformata in autentica espressione artistica.

Non si limitava a realizzare oggetti ornamentali. Creava figure, bassorilievi e manufatti nei quali la precisione del lavoro manuale si accompagnava a una sensibilità particolare. E si dedicava anche al restauro di opere antiche, mettendo la propria esperienza al servizio della conservazione di un patrimonio che conosceva e rispettava profondamente.

Un talento che non rimase confinato entro i confini cittadini.

Vanni partecipò più volte alla Biennale d'Arte Fabbrile di Stia, in provincia di Arezzo, una delle più importanti manifestazioni internazionali dedicate alla lavorazione artistica del ferro, e alla Fiera del Ferro Battuto di Vittorio Veneto.

Ma uno degli episodi più significativi della sua carriera lo portò addirittura a Londra.

Quando venne ricostruito il celebre Globe Theatre, il teatro legato indissolubilmente alla figura di William Shakespeare, furono chiamati artigiani del ferro provenienti da tutto il mondo per contribuire alla decorazione del cancello.

Tra loro c'era anche Mario Vanni.

L'artista cascinese scelse di realizzare una vipera, richiamando con le sue forme sinuose la tragedia shakespeariana Antonio e Cleopatra. Un piccolo pezzo di Cascina entrava così a far parte di uno dei luoghi simbolo della storia del teatro mondiale.

Eppure, forse, l'opera di Mario Vanni più familiare ai cascinesi è quella che molti vedono praticamente ogni giorno, magari senza conoscerne l'autore o il significato.

È la Torre Eiffel in ferro battuto che dal 2011 si trova al centro della rotatoria tra via Tosco Romagnola e via Nazario Sauro, sormontata da un piccolo biplano.

Non è una semplice riproduzione del monumento parigino. È un omaggio a Giuseppe Cei, il giovane aviatore cascinese che perse la vita il 28 marzo 1911, precipitando con il proprio velivolo nei pressi dell'isola di Rothschild, a Puteaux, alle porte di Parigi.

Un'opera che unisce idealmente Cascina alla capitale francese e che, recentemente, ha conquistato anche il secondo posto in un concorso online promosso da Anci Toscana, sfiorando la vittoria per una manciata di voti.

Alla figura di Cei saranno inoltre dedicati un incontro sull'aviazione dell'epoca e un approfondimento sul monumento funebre che lo ricorda nel Camposanto cittadino, realizzato nel 1915 dallo scultore Cesare Varnesi, allora direttore e docente di scultura dell'Istituto d'Arte di Cascina.

La mostra dedicata a Mario Vanni rappresenta dunque qualcosa di più di una semplice esposizione.

È un'occasione per recuperare un pezzo della memoria cittadina, per ricordare un uomo che aveva saputo portare il nome di Cascina anche lontano dall'Italia e, soprattutto, per riscoprire una tradizione artigianale che ha contribuito a costruire l'identità stessa della città.

«Un appuntamento culturale di grande rilievo per la nostra comunità – ha sottolineato Francesca Mori, assessora alla cultura del Comune di Cascina – che unisce valore artistico, memoria e ricerca visiva».

E forse, osservando quelle opere, sarà possibile immaginare ancora Mario Vanni davanti alla sua incudine, intento a dare forma a un nuovo lavoro.

Perché il ferro può resistere al tempo. Ma, quando incontra le mani di un artista, può riuscire a conservare anche la sua memoria.

La mostra è visitabile fino al 31 ottobre, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.30; il sabato dalle 9 alle 13.30.

 

 



 

luca.barboni