Maxi impianto fotovoltaico: il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune di San Giuliano Terme

Cronaca
San Giuliano Terme
Lunedì, 5 Gennaio 2026

Dopo la sentenza sul maxi impianto da 16 ettari lungo via del Brennero, intervengono il sindaco Matteo Cecchelli e l’associazione Taam: "Partita ancora aperta"

La decisione del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso del Comune di San Giuliano Terme contro la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico a terra lungo via del Brennero riapre il confronto sul rapporto tra transizione ecologica, tutela del territorio e poteri dei Comuni.

In attesa della Conferenza dei Servizi, chiamata a valutare il progetto nei prossimi 90 giorni, il sindaco Matteo Cecchelli e l’associazione Taam ribadiscono posizioni critiche sul consumo di suolo agricolo. Tra le richieste al Governo: la possibilità per i Comuni di potere scegliere la localizzazione degli impianti.  

La vicenda era nata nel novembre 2024, quando fu presentato il progetto del grande impianto.

► LEGGI ANCHE: No al mega impianto fotovoltaico tutto intorno alla Locanda Sant’Agata di San Giuliano Terme

Riascolta l'intervista a Nicola Micheletti della Locanda Sant'Agata, registrata da Carlo Palotti, per Punto Radio Cascina Notizie, martedì 19 novembre 2024

 

 

Ha scritto Matteo Cecchelli, sindaco di San Giuliano Terme.

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso che abbiamo fatto come Comune contro la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico a terra lungo la via del Brennero, confermando un impianto normativo nazionale che oggi riduce fortemente i poteri di pianificazione dei Comuni.
È una sentenza che mi amareggia, ma che non chiude la partita.

L’idoneità dell’area prevista dalla legge non equivale a un’autorizzazione automatica dell’impianto e non siamo ancora nella fase realizzativa.

Nei prossimi giorni si aprirà la Conferenza dei Servizi, che dovrà concludersi entro 90 giorni: sarà un passaggio fondamentale, nel quale enti pubblici, associazioni e cittadini potranno dare il proprio contributo attraverso osservazioni e valutazioni sul progetto.

La mia posizione resta chiara: sono favorevole alle energie rinnovabili, ma la transizione ecologica non può tradursi nel consumo di suolo in contesti agricoli di pregio paesaggistico né nella rinuncia al governo del territorio. Va guidata, non subita.

Rivolgo un appello al Governo e alla Regione: è necessario superare questa fase transitoria e restituire ai Comuni la possibilità di decidere con chiarezza dove collocare gli impianti, per coniugare davvero sviluppo energetico, tutela del paesaggio e rispetto delle comunità locali.

 

Aveva scritto nelle ore successive alla sentenza del Consiglio di Stato Taam (Associazione per la Tutela della Piana di Asciano e dell'Acquedotto Mediceo).

No, non è detta: anche se il consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune di San Giuliano Terme contro il progetto di maxi impianto fotovoltaico di 16 ettari sulla via del Brennero, l’ultima parola deve ancora essere pronunciata. Anche noi di TAAM, (associazione di Tutela della piana di Asciano e dell’Acquedotto Mediceo), vogliamo dire la nostra.

In un mondo sempre più assurdo in cui gli eventi climatici estremi si susseguono e le isole di calore si moltiplicano generando a loro volta effetti perversi, stiamo andando avanti con il consumo di suolo che in Italia, dati Ispra 2024, viaggia alla bellezza di  2,7 mq al secondo. Il rimedio è dunque continuare in questo modo? Spuntano le parole magiche, spesso ridotte a formulette, come “le rinnovabili”. Qualcuno può forse opporsi all’idea di utilizzare fonti di energia rinnovabili al posto di quelle fossili? Noi no davvero.

 Ma bisogna capire cosa c’è di rinnovabile nel rovinare una serie di campi pianeggianti tra la città e il Monte Pisano, vocati all’agricoltura da tempi remoti (centuriazioni romane, opere idrauliche romane e grandiosa regimentazione delle acque ad opera granducale), perché i pannelli non volano e per coprire 16 ettari di impianto “fotovoltaico” (oltre ai 120 ettari di agrivoltaico ancora in valutazione)con pannelli alti da terra 5 metri è necessaria la posa di palificazioni infisse nel suolo in profondità e ancorate con calcestruzzo, oltre a recinzioni, trasformatori, stradine di collegamento interne per la manutenzione etc. e tutto questo comporta consumo di suolo, scempio paesaggistico, abbassamento della qualità della vita dei residenti e delle strutture ricettive...tutti ci rimettono, qualcuno ci guadagna.

Non capiamo perché prima di aggredire il terreno libero non vengano “pannellizzati” tutti i parcheggi, gli edifici di nuova costruzione e quelli in ristrutturazione, gli edifici pubblici e i centri commerciali, le stazioni e ovunque il suolo sia già stato consumato.

Sia chiaro che non critichiamo il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso: la giustizia amministrativa si basa sulla legislazione vigente ed è questa che appare carente contro l’aggressione di chi vuole speculare sotto il mantello delle “rinnovabili”.

 Riteniamo urgente una presa di responsabilità dei cittadini - singoli o associati- e delle forze politiche e istituzionali, cui chiediamo un impegno più stringente. Proponiamo di formare subito un tavolo a livello regionale, interdipartimentale, ambiente-sviluppo economico-agricultura-cultura, paritetico con i comuni e le associazioni di scopo, le soprintendenze ai beni archeologici, storici, culturali e paesaggistici.
La soluzione dei problemi sottesi alle “rinnovabili” non può essere intralciata da confini e competenze disciplinari ma frutto di una riflessione collettiva che tenga conto di tutto l’insieme dei costi e dei benefici, portando a soluzioni realmente rispettose dell’ambiente e delle collettività che ci vivono.

 

 

 


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redazione.cascinanotizie