Violenza giovanile e uso dei coltelli, la psicoterapeuta Simona Cotroneo: "Allarme sociale, non casi isolati"

Cronaca
PISA e Provincia
Sabato, 17 Gennaio 2026

Nell'intervista a Punto Radio tornano al centro il disagio adolescenziale, la prevenzione e il ruolo di famiglie e istituzioni. Fenomeno da non sottovalutarsi. Il primo passo per uscire dal circolo della violenza? Chiedere aiuto

I recenti episodi di cronaca che coinvolgono adolescenti e giovani adulti in atti di violenza con l’uso di coltelli sono stati al centro dell’intervista di sabato 17 gennaio su Punto Radio. Carlo Palotti ha dialogato con la dottoressa Simona Cotroneo, psicoterapeuta e psicologa clinica con una lunga esperienza nel lavoro con adolescenti e giovani, impegnata da anni in attività di prevenzione, ricerca e intervento sul territorio.

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Nel corso dell’intervento, Cotroneo ha inquadrato il fenomeno come un chiaro segnale di disagio diffuso tra le nuove generazioni. Secondo la psicoterapeuta, l’uso delle armi bianche rappresenta per molti ragazzi uno strumento attraverso cui cercare identità e appartenenza, in un contesto sociale in cui i riferimenti risultano sempre più fragili.

Riferendosi in particolare alla realtà pisana, Cotroneo ha sottolineato come il fenomeno non sia marginale né nascosto. "È una situazione che riguarda anche il nostro territorio", ha spiegato, evidenziando un aumento degli episodi di violenza tra adolescenti e preadolescenti, non solo verbale o fisica ma anche con il ricorso a coltelli. Un quadro che, a suo avviso, deve essere letto come un campanello d’allarme e non come una serie di casi isolati.

Nel confronto si è parlato anche delle cause alla base di questa escalation. Cotroneo ha richiamato la normalizzazione della violenza nella società contemporanea e la forte esposizione mediatica, fattori che incidono in modo significativo sulle generazioni più giovani. A questo si aggiungono, secondo la psicoterapeuta, la carenza di figure adulte di riferimento e una tendenza diffusa a minimizzare segnali precoci di disagio, intervenendo solo quando il problema è ormai strutturato.

Sul piano delle possibili risposte istituzionali, l’intervista ha affrontato il tema delle misure annunciate dal Governo, che ipotizzano una stretta sull’uso dei coltelli tra i giovani. Cotroneo ha espresso cautela sull’efficacia di interventi esclusivamente repressivi, ritenendo necessario affiancarli a un lavoro profondo e continuativo sulle cause del disagio. "Senza un’azione alla radice – ha osservato – il rischio è quello di spostare il problema, non di risolverlo".

Secondo la psicoterapeuta, la prevenzione deve essere strutturata e coinvolgere in modo coordinato famiglie, scuole e istituzioni, a partire dalla prima infanzia. Centrale, in questo percorso, è l’educazione emotiva: la violenza, ha spiegato, nasce spesso da vissuti di rabbia che non trovano parole né strumenti di espressione adeguati.

In chiusura, Cotroneo ha rivolto un messaggio diretto a famiglie e ragazzi che si trovano coinvolti in contesti di violenza: chiedere aiuto è il primo passo. Rivolgersi a professionisti e adulti di riferimento, senza negare o sottovalutare il problema, è per la psicoterapeuta una condizione fondamentale per avviare percorsi di rieducazione e uscire da circuiti che possono avere conseguenze gravi sul piano individuale e sociale.

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redazione.cascinanotizie