Il Consiglio Pari Opportunità di Pisa richiama l’attenzione sulle donne nei conflitti

Politica
PISA e Provincia
Sabato, 7 Marzo 2026

Il Consiglio cittadino invita a non dimenticare le popolazioni inermi e a riportare le donne al centro del dibattito sulla pace

In occasione della Giornata internazionale delle donne, il Consiglio Cittadino Pari Opportunità del Comune di Pisa sottolinea il valore della ricorrenza in un contesto globale segnato da guerre e violenze.

Il Consiglio, in un intervento, richiama l’attenzione sulle donne che subiscono le conseguenze dei conflitti in Ucraina, Palestina, Iran e in molte aree dell’Africa, e chiede di dare voce alle loro storie.

 

Ha scritto il Comune di Pisa.

Riceviamo e inviamo, con preghiera di pubblicazione, questo intervento del Consiglio Cittadino Pari Opportunità del Comune di Pisa sul valore dell'8 marzo in uno scenario internazionale segnato da guerre e sofferenze:

"La Giornata internazionale delle donne nasce da una storia di violenza, sfruttamento e negazione dei diritti. Nasce per rendere visibile ciò che veniva escluso, per dare voce a chi non l’aveva, per affermare che la vita e la dignità delle donne non possono mai essere considerate marginali.

Alla vigilia dell’8 marzo, sentiamo il dovere di riportare quello stesso sguardo sul presente, segnato da aggressioni armate che attraversano il mondo e colpiscono, ovunque, le popolazioni inermi.

Viviamo in un tempo in cui la violenza è diventata una presenza costante. Da oltre quattro anni l’Europa convive con un’aggressione che ha riportato la guerra nel cuore del continente. Altrove, in molte aree del mondo, le aggressioni continuano a consumarsi lontano dai riflettori, colpendo chi non combatte, chi non ha strumenti di difesa, chi cerca semplicemente di vivere. In tutti questi contesti, a pagare il prezzo più alto sono le popolazioni indifese e in particolare le donne.

Eppure, non tutte le sofferenze ricevono la stessa attenzione. Nel nostro tempo, anche il dolore sembra seguire una gerarchia. L’opinione pubblica viene mobilitata in modo selettivo: alcuni conflitti occupano stabilmente la scena perché intrecciati a interessi economici, strategici, energetici o geopolitici; altri restano ai margini, quando non producono vantaggi o non incidono sugli equilibri di potere. Questo silenzio selettivo non è neutro: contribuisce a rendere alcune vite invisibili e, così facendo, ne prolunga la sofferenza.

Come Consiglio cittadino per le pari opportunità, riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su ciò che troppo spesso resta escluso dalla narrazione ufficiale delle aggressioni: la condizione delle donne. Donne ridotte a numeri, a immagini fugaci, a categorie indistinte di “civili”, mentre le loro esperienze, le loro sofferenze e la loro resistenza quotidiana restano ai margini del racconto pubblico.

Le aggressioni non colpiscono solo i corpi, ma distruggono la vita quotidiana: le case, le relazioni, la possibilità di cura, il futuro. Le donne si trovano a reggere questo crollo: proteggono i figli, assistono i feriti, cercano cibo e acqua, custodiscono la memoria dei morti. Sono loro a tenere insieme ciò che la violenza tenta di cancellare, pur restando spesso invisibili.

In Ucraina assistiamo ad una guerra di aggressione che miete vittime e distruzione da oltre quattro anni. In Palestina, la violenza si abbatte su una popolazione civile intrappolata, priva di protezione, esposta a una distruzione sproporzionata che colpisce in modo sistematico donne e bambini. In Iran, le donne pagano con la repressione e con la vita il semplice gesto di rivendicare libertà e dignità. In molte regioni del continente africano, aggressioni protratte nel tempo continuano a colpire popolazioni inermi nel silenzio quasi totale, con donne esposte a violenze sistematiche e lasciate sole a sostenere la sopravvivenza.

Contesti diversi, una costante comune: a pagare sono sempre le popolazioni inermi.

Il silenzio che circonda queste vite è una forma ulteriore di violenza. Per questo sentiamo la responsabilità di spezzarne almeno una parte. Non per alimentare divisioni, non per semplificare realtà complesse, ma per affermare un principio chiaro: nessuna pace, nessuna sicurezza, nessuna giustizia possono essere costruite continuando a ignorare chi subisce l’aggressione senza avere voce.

L’8 marzo non può essere solo una ricorrenza simbolica. Deve tornare a essere un momento di presa di parola, di responsabilità, di attenzione verso chi paga il prezzo più alto delle aggressioni del nostro tempo.

Il nostro appello è semplice e necessario: rimettere al centro le donne e le popolazioni inermi, ascoltarne le storie, riconoscerne la dignità. Non possiamo fermare le aggressioni, ma possiamo scegliere di non restare indifferenti"

 

 

 


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carlo.palotti