L'economia pisana tra luci e ombre: il settore pubblico salva i salari, ma la manifattura frena

Cronaca
PISA e Provincia
Mercoledì, 15 Aprile 2026

L'analisi di Ires Toscana: università e ricerca trainano il territorio sopra la media regionale. Allarme della Cgil per l'esplosione della cassa integrazione nei settori moda e automotive

PISA – Un modello ibrido dove il "pubblico della conoscenza" fa da scudo alla crisi del privato. È questa la fotografia scattata dall'ultimo studio di IRES TOSCANA sull'economia della provincia di Pisa, curato dal ricercatore Andrea Cagioni. L'analisi evidenzia come la presenza massiccia di università, centri di ricerca e sanità permetta al territorio di mantenere medie salariali superiori a quelle regionali, nonostante un quadro manifatturiero che lancia segnali di forte sofferenza.

Secondo i dati raccolti, la media salariale nel settore privato pisano si attesta a 23.961 euro lordi annui (contro i 23.188 della media toscana), ma è nel pubblico che il divario si fa netto: a Pisa la media è di 38.400 euro, a fronte dei 35.143 regionali. Un comparto che conta oltre 32mila addetti e che agisce come un potente stabilizzatore economico, pur presentando forti disparità interne tra i 24mila euro medi della scuola e gli oltre 50mila dell'università. «La realtà pisana mostra l'importanza di un settore pubblico ampio e sviluppato, capace di garantire una traiettoria di sviluppo non legata solo all'export», ha spiegato il presidente di Ires Toscana, Maurizio Brotini. «Più pubblico e più ricerca di qualità sono le indicazioni che arrivano da questo territorio per le politiche nazionali».

Tuttavia, il rapporto evidenzia criticità profonde nel sistema produttivo privato. Il PIL provinciale nel 2025 registra una crescita quasi nulla (+0,1%) e le esportazioni sono crollate del 25% rispetto al picco del 2022. Il dato più allarmante riguarda però la Cassa Integrazione: tra il 2023 e il 2025 le ore autorizzate sono aumentate del 152%, con un'esplosione della componente straordinaria che segna un drammatico +1.061%, concentrato quasi totalmente nell'industria. «C’è una forte e crescente preoccupazione per la tenuta della manifattura, in particolare nella meccanica legata all’automotive e nella filiera della moda», ha dichiarato il segretario generale della Cgil di Pisa, Alessandro Gasparri. «Il rischio concreto è uno scivolamento verso una terziarizzazione povera e precaria. Servono politiche industriali all’altezza: difendere la manifattura significa difendere i salari e la coesione sociale della nostra provincia».

L'analisi mette infine in luce una forte polarizzazione reddituale nel privato: i settori ad alta produttività concentrano la metà della massa salariale pur impiegando solo un terzo degli occupati, mentre il terziario a basso valore aggiunto assorbe la maggior parte dei lavoratori con redditi sensibilmente più bassi. Un mercato del lavoro che appare "bloccato", con una riduzione delle nuove attivazioni contrattuali del 2,5% rispetto al periodo pre-pandemico.


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massimo.corsini