Luoghi simbolo di Pisa da intitolare a due antifascisti
Intitolare du luoghi simbolo della città ada ntifascisti e reistenti, Diritti in Comune deposita in Consiglio Comunale due mozioni per il riconoscimento a Cristina Lenzini in Ardimanni e a Ilio Barontini
Questo il comunicato stampa
In vista del prossimo 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, abbiamo depositato in Consiglio comunale due mozioni per intitolare dei luoghi simbolo della città a due antifascisti e resistenti.
La prima mozione è un atto di riconoscimento nei confronti di Cristina Lenzini in Ardimanni: pisana, espatriata in Francia insieme al marito in seguito all’instaurarsi con la violenza del regime fascista, si inserì in una rete di antifascisti internazionalisti e, al rientro in Italia nel 1944, intraprese la scelta partigiana, unendosi alla formazione Bandelloni. attiva sui monti della Versilia in quell’estate del 1944 caratterizzata da scontri e dalla cosiddetta guerra ai civili. Secondo le testimonianze, Lenzini morì durante uno scontro a fuoco contro un reparto nazista, in particolare imbracciando la mitragliatrice per permettere il ripiegamento dei compagni in svantaggio per numeri e mezzi. Ad una donna antifascista e partigiana a lungo dimenticata, che appare tra le carte della documentazione d’archivio soltanto in controluce rispetto agli uomini che le sono stati vicini politicamente e nella vita privata, sentiamo di dover riconoscere le scelte di lotta con piena dignità, dedicandole un luogo della nostra città.
La seconda mozione ha un doppio livello di significato: da una parte la denuncia di una toponomastica cittadina che contiene ancora in sé le tracce del passato fascista, bellicista, colonialista e razzista nel Ponte dell’Impero (o dell’Aurelia), che chiediamo venga rinominato e risignificato attraverso un percorso che coinvolga la cittadinanza. Al tempo stesso, per rendere ancora più esplicita la nuova risemantizzazione, chiediamo che il ponte venga dedicato alla memoria di Ilio Barontini, antifascista storico costretto alla repressione fascista e tra gli anni Trenta e Quaranta capo partigiano in ben quattro guerre di liberazione, in Spagna, Etiopia, Francia e Italia. La proposta prevede l’inserimento di una cartellonistica specifica che possa esplicitare le motivazioni del cambio di nome, individuando le responsabilità del regime fascista, e il processo della nuova intitolazione. L’obiettivo non è, quindi, quello di cancellare definitivamente i segni del fascismo, ma provare a rompere con quel passato attraverso gli strumenti di una memoria consapevole, che sappia interrogarsi su quali antenati ricordare e quali valori fare propri.
Per noi l’antifascismo è uno di questi valori da praticare quotidianamente, anche semplicemente con i nostri passi, calpestando le vie, le piazze, i ponti dedicati a uomini e donne che hanno messo da parte la propria individualità per un bene comune più grande e per opporsi alla guerra. Per questo chiediamo che siano dedicati degli spazi cittadini a Lenzini e Barontini, simboli della lotta contro il fascismo e per la libertà, perché la memoria sia materia viva e attiva.
