Medioevo, le bambine allattate più a lungo dei maschi: lo studio che smentisce i pregiudizi

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Lunedì, 4 Maggio 2026

Ricerca dell'Università di Pisa pubblicata su PLOS ONE: nessuna discriminazione alimentare precoce tra i sessi. Lo svezzamento delle femmine arrivava fino ai 3 anni

PISA  – Contrariamente a una radicata convinzione storiografica, le bambine nella Toscana medievale non subivano discriminazioni nelle cure infantili, ma beneficiavano anzi di un allattamento più prolungato rispetto ai maschi. È quanto emerge da una ricerca internazionale condotta dall’Università di Pisa in collaborazione con gli atenei canadesi McMaster e Trent, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE.

Il "mistero" della sproporzione tra i sessi Lo studio è partito da un dato archeologico costante: la prevalenza numerica di scheletri maschili risalenti al Medioevo. Per capire se tale squilibrio derivasse da una minore cura verso le neonate, il team di ricerca – guidato dal dottorando Alessio Amaro sotto la supervisione della professoressa Tracy Prowse – ha analizzato la composizione chimica della dentina dei denti di individui vissuti tra l’XI e il XV secolo ad Aulla, Badia Pozzeveri e Montescudaio.

I risultati delle analisi chimiche Attraverso lo studio degli isotopi di carbonio e azoto, che conservano traccia della dieta infantile, i ricercatori hanno ricostruito pattern di svezzamento sorprendenti: maschi: venivano svezzati mediamente intorno ai 2,2 annifemmine: l'allattamento si protraeva significativamente, raggiungendo i 2,7–3 annidieta post-svezzamento: non sono emerse disparità nell'accesso alle risorse alimentari una volta interrotto l'allattamento.

Nuove prospettive sociali Queste evidenze suggeriscono che l'investimento parentale verso le figlie femmine fosse pari, se non superiore, a quello per i figli maschi. Mentre i bambini venivano probabilmente avviati prima verso l'indipendenza, le bambine restavano più a lungo nell'ambiente domestico, godendo delle proprietà protettive del latte materno. “Nessuno aveva mai affrontato il tema della sproporzione tra i sessi dal punto di vista dei bambini, spesso invisibili nelle fonti”, ha dichiarato Alessio Amaro.

L'Ateneo pisano ha contribuito in modo determinante grazie alla Divisione di Paleopatologia, rappresentata dal professor Antonio Fornaciari e dalla professoressa Valentina Giuffra, che hanno curato il campionamento e l’analisi bioarcheologica dei resti. La conclusione degli studiosi è chiara: la sproporzione demografica tra uomini e donne nel Medioevo non può essere imputata a negligenze nei primi anni di vita, ma a fattori sociali e biologici che intervenivano in fasi successive della crescita.


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massimo.corsini