Amnesty International cita Pisa nel rapporto sul diritto al dissenso, l'intervento di Diritti in Comune

Cronaca
PISA e Provincia
Giovedì, 2 Luglio 2026

Nel dossier dedicato alla legge 54/2026 sulla sicurezza pubblica, Amnesty richiama le indagini che coinvolgono 54 attivisti e attiviste per manifestazioni pro Palestina

Il rapporto "Dissenso sotto attacco: cambiare la Legge 54/2026", pubblicato da Amnesty International il 30 giugno, cita anche Pisa tra i casi analizzati in relazione all'applicazione delle norme sulla sicurezza pubblica e al diritto di protesta.

Partendo da questo passaggio, Diritti in Comune interviene con una nota nella quale richiama le indagini che coinvolgono decine di attivisti e attiviste impegnati nelle mobilitazioni di solidarietà con la Palestina e contro la guerra, sostenendo che il quadro delineato dall'organizzazione internazionale confermi una progressiva restrizione degli spazi di dissenso nel Paese.

Ecco lo stralcio del rapporto Amnesty "Dissenso sotto attacco: cambiare la Legge 54/2026" che cita Pisa.

"A Pisa, all’inizio del giugno 2026, la Procura della Repubblica ha notificato la conclusione delle indagini nei confronti di 54 persone attiviste (tra persone studenti, ricercatrici e lavoratrici) in relazione a una serie di proteste di solidarietà con la Palestina, manifestazioni contro la guerra e azioni di disobbedienza civile non violenta, inclusi blocchi dell’autostrada A1 tra il 24 luglio 2025 e il 3 ottobre 2025. Le 54 persone attiviste sono destinatarie di oltre 140 capi d’imputazione, tra cui i reati di manifestazione non preavvisata, blocco stradale e ferroviario e interruzione di pubblico servizio".

 

Ha scritto Diritti in Comune.

Il recentissimo rapporto redatto da Amnesty International sulla legge 54/2026 in materia di sicurezza pubblica e diffuso il 30 giugno 2026 lancia un preoccupante grido d’allarme sullo stato della tenuta democratica in Europa, collocando l’Italia all’interno di una preoccupante deriva autoritaria.

Lo scopo dell’analisi dell’organizzazione è mappare la sistematica contrazione degli spazi di dissenso all’interno dei Paesi occidentali. Amnesty denuncia come la criminalizzazione del diritto di protesta e l’introduzione di legislazioni speciali stiano trasformando la legittima espressione delle opinioni pubbliche e collettive in un problema di ordine pubblico, minando alla radice le libertà civili e le libertà fondamentali tutelate dalle carte internazionali.

All’interno di questa cornice di restrizione delle libertà, viene citato anche il “caso Pisa” come emblematico — benché tutt’altro che isolato — della repressione in atto lungo tutto lo Stivale. Le piazze e i poli accademici pisani, storicamente culle di mobilitazione giovanile e studentesca, sono diventati il laboratorio di una risposta giudiziaria e poliziesca sproporzionata. Nel rapporto Amnesty commenta puntualmente alcuni degli articoli contestati alle decine di attivisti e attiviste del movimento per la Palestina pisano. La trasformazione di un blocco stradale o di una pacifica occupazione universitaria in un delitto di interruzione di pubblico servizio evidenzia la totale asimmetria tra il dissenso espresso e la risposta sanzionatoria dello Stato. Le strade cittadine, storicamente piazze di confronto, vengono blindate giuridicamente per punire la mobilitazione anziché comprenderne le istanze politiche. L’utilizzo sistematico delle norme sul blocco stradale e ferroviario — rinvigorito da recenti inasprimenti normativi nazionali contenuti nei decreti sicurezza — rappresenta la pietra angolare della dottrina repressiva contro i movimenti sociali.

Amnesty evidenzia inoltre, nel dossier: «La Corte europea dei diritti umani ha ripetutamente affermato che sanzioni amministrative pecuniarie di rilevante entità possono, in ragione della loro severità e della loro finalità deterrente, assumere natura sostanzialmente penale ed essere, nei loro effetti, più afflittive di pene penali di minore entità» e poi sottolinea «il passaggio dal procedimento penale a quello amministrativo, caratterizzato da garanzie procedurali generalmente meno rigorose […], rafforza il ruolo e i poteri delle autorità locali di pubblica sicurezza (Questure e Prefetture), con il rischio di accentuare ulteriormente la portata repressiva delle misure e il loro effetto deterrente sull’esercizio del diritto al dissenso».

Si tratta esattamente delle sanzioni che in queste settimane stanno colpendo attivisti e attiviste del Movimento No Base per il blocco del treno carico di armi e mezzi lo scorso 12 marzo alla stazione centrale della nostra città.

I fatti di Pisa, messi nero su bianco dalla Procura toscana, confermano così l’allarmante quadro delineato da Amnesty International: in Italia l’esercizio dei diritti civili garantiti dalla Costituzione è sotto attacco penale. Non possiamo restare a guardare mentre un’intera generazione viene criminalizzata per aver chiesto la pace, la giustizia internazionale e la fine del genocidio del popolo palestinese. Ci uniamo con forza alla richiesta, avanzata dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani e dai movimenti civili, dell’abrogazione immediata di tutte le leggi speciali e dei decreti liberticidi — a partire dalle norme penali sul blocco stradale e dagli ultimi pacchetti sicurezza approvati dal Governo Meloni — che stanno smantellando, pezzo dopo pezzo, il diritto al dissenso e la libertà di protesta nel nostro Paese. Manifestare non è un crimine; difendere i diritti umani, fermare il genocidio del popolo palestinese, lottare per la pace contro la guerra e la militarizzazione dei nostri territori è un dovere di tutti e tutte.

 

 

 


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redazione.cascinanotizie