Nidi comunali estivi, FP Cgil, Cub e Cobas denunciano riduzione delle ore e caos organizzativo
Le organizzazioni sindacali contestano la gestione dell'apertura estiva dei nidi comunali a gestione diretta, accusando Comune di Pisa e cooperativa appaltatrice di aver modificato l'organizzazione del servizio a pochi giorni dall'avvio, con ripercussioni sulle lavoratrici e sul funzionamento delle strutture
La gestione dell'apertura estiva dei nidi comunali a gestione diretta finisce al centro delle critiche di FP Cgil, Cub e Cobas Pisa.
In una nota, i sindacati denunciano che, dopo l'annuncio del prolungamento del servizio fino al 24 luglio e la raccolta delle adesioni da parte delle famiglie, sarebbero state ridotte le ore di lavoro previste per il personale ausiliario e le cuoche impiegate in appalto.
Le organizzazioni parlano di disagi organizzativi e di ricadute occupazionali per le lavoratrici, chiedono chiarimenti sulle scelte adottate e annunciano possibili iniziative di mobilitazione.
Hanno scritto FP CGIL, CUB e COBAS di Pisa.
Solo pochi mesi fa il Comune di Pisa usciva con una lettera alle famiglie che annunciava con orgoglio l’apertura dei nidi fino al 24 luglio, affermando: “Per quattro settimane aggiuntive, i servizi continueranno a funzionare regolarmente, senza limitazioni e con le stesse modalità educative e organizzative che caratterizzano l’intero anno scolastico”.
Si chiedeva quindi alle famiglie di partecipare ad un sondaggio per capire quanti bimbi sarebbero stati presenti nelle strutture d’estate.
Ad aprile arrivavano così i primi numeri: l’adesione era alta.
E la comunicazione da parte del Comune era chiara: il servizio non avrebbe avuto tagli o mutazioni rispetto al resto dell’anno.
La cooperativa che gestisce l’appalto iniziava ad organizzarsi: servivano 3 ausiliarie ed 1 cuoca per ogni nido.
Partiva quindi la lotteria delle ore e delle disponibilità: la maggior parte delle cuoche e delle ausiliarie che lavorano in appalto nei nidi a gestione diretta hanno la “sospensione” del lavoro nei mesi estivi (vengono pagate solo da settembre a giugno), perciò la prospettiva di non dover cercare altro lavoro stagionale per coprire i mesi “di magra” ha fatto rinunciare molte di loro ad attivarsi o accettare altro, dando la propria disponibilità, così da garantire la continuità educativa nelle strutture. Perchè il lavoro svolto dalle ausiliarie e dalle cuoche deve essere considerato al pari di quello svolto dalle educatrici! Come loro, si dedicano alle nostre bambine e ai nostri bambini con competenza e dedizione e il loro supporto è fondamentale!
Ma a pochi giorni dall'apertura straordinaria, a metà giugno, ecco che vengono cambiate le carte in tavola.
Con un “Ops, c'eravamo sbagliati”, improvvisamente il numero di ore disponibile viene drasticamente ridotto, a causa di un calo irrisorio nei numeri delle adesioni confermate.
La lotteria si trasforma in una guerra tra poveri dove per spirito di solidarietà talune rinunciano al proprio posto per consentire a chi ha più bisogno di lavorare senza riduzione di orario, restando però con un pugno di mosche in mano e senza occupazione estiva.
Coloro che restano si trovano a prendere servizio dall’oggi al domani senza turni e orari ben definiti, nel caos organizzativo più assoluto, mentre per le lavoratrici che avevano dato la disponibilità rinunciando a lavori stagionali e poi si son trovate a dover fare un passo indietro, si prospetta un'estate calda e senza stipendio.
Questa è l’ennesima beffa a discapito delle lavoratrici ausiliarie e cuoche in appalto presso i nidi comunali a gestione diretta, vittime di un'amministrazione comunale che non perde occasione per dimostrare quanto poco interesse abbia a mantenere servizi educativi di qualità, quanto poco tenga alle famiglie e i loro bambini e bambine e soprattutto quanto poco si curi del personale che con fatica e professionalità porta avanti un servizio fondamentale per la formazione e l'educazione dei nostri bimbi.
Che sia chiaro, i carnefici in questa vicenda sono due: l’Amministrazione Comunale di Pisa e Aldia, la cooperativa che gestisce l'appalto, la quale non perde occasione per mostrarsi accondiscendente verso la committenza accettandone ogni richiesta, sperando forse di guadagnare consenso negli uffici anche in vista delle prossime gare. Ci verrebbe il dubbio che accettare condizioni capestro aiuti ad evitare penali e sanzioni per inadempienze da capitolato.
Ma non tutte le esigenze e le richieste del Comune sono accettabili, specie se a farne le spese sono lavoratrici e lavoratori con carichi di lavoro crescenti e il mancato rispetto di alcuni istituti contrattuali, nell’ottica (miope) di risparmiare su un servizio mal costruito fin dall’inizio.
Lo stesso discorso che presto andrà fatto per gli asili a gestione indiretta, servizi per i quali abbiamo già denunciato un bando ritenuto del tutto inadeguato a salvaguardare la qualità del servizio e le condizioni salariali e contrattuali di tutte le figure professionali interessate.
Adesso basta!
Le lavoratrici e i lavoratori in appalto sono stanche/i di continuare a pagare il prezzo di una cattiva amministrazione! Ci hanno già rimesso più di due mensilità all’anno a causa della mancata armonizzazione dei contratti durante il precedente cambio d’appalto (perché le risorse stanziate dal Comune nella base d’asta non erano sufficienti).
Nonostante gli scioperi, le mobilitazioni, le denunce, queste/i dipendenti continuano ad essere considerate/i come oggetti, schiave/i da poter gestire a uso e consumo di chi si vanta di andare incontro ai bisogni delle famiglie, non curandosi della qualità dei servizi offerti.
Le organizzazioni sindacali FP CGIL, CUB e COBAS di Pisa sono al fianco di tutte quelle lavoratrici e lavoratori che non accettano più la mancanza di rispetto per il proprio ruolo e per la propria persona!
Non staremo zitti, e invitiamo le famiglie ad attivarsi al fianco del personale in appalto, che si riserva di intraprendere ogni iniziativa necessaria per far luce su questa situazione, a partire dalla proclamazione dello stato di agitazione!


