La Sagra del Pinolo festeggia 45 anni tra tradizione, volontariato e identità del territorio

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Giovedì, 9 Luglio 2026

Stand aperti il 3-4-5 e 10-11-12 luglio. Nata nel 1980 a San Piero a Grado per sostenere la comunità, la manifestazione è diventata negli anni uno degli appuntamenti più sentiti dell'estate pisana

L'appuntamento, anche nel 2026, si sta ripetendo, con la Sagra aperta al pubblico il 3-4-5 luglio e il 10-11-12 luglio, ma la storia della Sagra del Pinolo di San Piero a Grado affonda le proprie radici nel tempo.

Quest'anno, infatti, la Sagra del Pinolo di San Piero a Grado celebra un importante traguardo confermandosi non solo come appuntamento gastronomico, ma anche come simbolo della comunità locale.

Nata nel 1980 su iniziativa della parrocchia per sostenere il paese, la manifestazione continua a richiamare ogni estate visitatori da tutta la provincia, mantenendo vivo uno spirito di condivisione e solidarietà che si tramanda di generazione in generazione.

 

La Sagra del Pinolo: quarantacinque anni di storia, tradizione e spirito di comunità

Ci sono eventi che si raccontano con i numeri e altri che si raccontano con le persone. La Sagra del Pinolo di San Piero a Grado appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Da quarantacinque anni non è soltanto una festa gastronomica, ma è il simbolo più autentico di una comunità che continua a riconoscersi nei valori della collaborazione, della solidarietà e dell'appartenenza.

La sua storia inizia nel 1980, grazie all'intuizione di Don Giuseppe Guerri, che insieme a un gruppo di storici sanpieresi, tra cui Renzo Barsotti, Giorgio Gorreri, Loriano Melai, Giuliano Giannessi, Romano Paolicchi, Inaco Santocchi e Giuseppe Rossi, ritrovandosi attorno al Circolo ACLI del paese, diedero vita a un progetto tanto semplice quanto straordinario. L'obiettivo era chiaro: raccogliere fondi per aiutare il paese e sostenere le attività della comunità.

Serviva però un elemento che identificasse la manifestazione. La risposta era a pochi passi: la Pineta di San Rossore, da sempre parte integrante del territorio di San Piero. Molti abitanti erano pinolai e conoscevano bene il valore di quel piccolo frutto prezioso. Fu così che nacque la Sagra del Pinolo, una festa dedicata a un prodotto simbolo del territorio.

Le prime edizioni si svolgevano nel prato adiacente alla splendida Basilica di San Piero a Grado. Tutto era realizzato grazie al lavoro dei volontari. Ogni famiglia contribuiva come poteva: chi portava i prodotti dell'orto, chi preparava i tavoli, chi cucinava. Le squadre erano già organizzate per settori, proprio come oggi. Le griglie venivano accese con le pigne raccolte nella pineta e persino l'acqua per cuocere la pasta veniva presa alla fontanella del cimitero. Erano anni fatti di semplicità, sacrificio e tanta voglia di stare insieme.

I piatti erano quelli della tradizione contadina: la zuppa, la carne alla brace, la torta coi bischeri, cotta nel forno del panaio del paese, e naturalmente la celebre pasta al pinolo.

Ed è proprio qui che si custodisce uno dei segreti della Sagra.

La pasta al pinolo non è un pesto, come molti pensano. È una ricetta unica, tipica di San Piero a Grado, tramandata dalle anziane del paese e custodita con orgoglio da generazioni. Una preparazione che ha reso celebre la cucina della Sagra e che deve molto alle donne del paese, tra cui la storica Ester, considerata una delle depositarie della ricetta originale.

La vera forza della Sagra del Pinolo è però un'altra.

È la capacità di riunire un'intera comunità. Persone che magari durante l'anno si incontrano poco, ma che, quando arriva il momento della Sagra, tornano a lavorare fianco a fianco con lo stesso entusiasmo di sempre. C'è chi è presente fin dalla prima edizione e chi, dopo anni lontano dal paese, rientra appositamente per dare il proprio contributo.
E c'è anche chi arriva dalle frazioni vicine, attratto da quello spirito di convivialità, famiglia e appartenenza che oggi, purtroppo, si è un po' perso in molti paesi e nelle relative sagre.

Perché, in fondo, questa non è una sagra. È San Piero che si ritrova.

La Sagra del Pinolo è infatti un grande progetto corale, dove ognuno ha il proprio ruolo e nessuno resta spettatore. I bambini iniziano ad aiutare osservando genitori e nonni, i giovani imparano il valore del volontariato, gli adulti mettono a disposizione tempo ed energie e gli anziani rappresentano il patrimonio più prezioso della manifestazione: sono loro i custodi della memoria, delle tradizioni e di quel modo di fare comunità che si tramanda da oltre quattro decenni.

Accanto a loro c'è una figura che negli ultimi anni è diventata il punto di riferimento di tutti: Don Bryan, parroco di San Piero a Grado, instancabile animatore della vita del paese e vero motore della Sagra. Con il suo entusiasmo e la sua capacità di coinvolgere persone di ogni età, continua a mantenere vivo lo spirito originario immaginato da Don Giuseppe Guerri nel 1980.

Ma la Sagra del Pinolo è anche un omaggio a uno dei tesori più preziosi del territorio: il pinolo del Parco di San Rossore, eccellenza locale dal sapore delicato e inconfondibile, che da sempre rappresenta il simbolo della manifestazione.

È proprio questo ingrediente a rendere unico il piatto più atteso della festa: i celebri spaghetti al pinolo, preparati secondo quella ricetta esclusiva tramandata nel tempo, capace ancora oggi di richiamare visitatori da tutta la provincia.

Accanto a questo piatto simbolo, un posto d'onore spetta alle grigliate di carne, autentica specialità della Sagra. Dietro la brace ci sono i "personaggi" storici della manifestazione: volontari che, anno dopo anno, con esperienza, passione e quella sapienza che solo il tempo può insegnare, trasformano la cottura della carne in un vero rito collettivo. Figure conosciute e amate da tutti, che rappresentano l'anima della cucina della Sagra e contribuiscono a rendere ogni serata un'esperienza fatta di sapori autentici, convivialità e tradizione.   ALTRI NOMI???
L'organizzazione è il risultato di settimane di preparativi, di centinaia di ore di lavoro volontario, spesso silenzioso e invisibile agli occhi del pubblico. Fatica, sacrificio e dedizione vengono ripagati dalla soddisfazione di vedere il paese animarsi ogni sera, con famiglie, amici e visitatori che scelgono la Sagra non soltanto per la qualità della cucina, ma per l'atmosfera autentica che vi si respira.

La manifestazione è cresciuta grazie anche a chi l'ha guidata. Il primo storico presidente è stato Renzo Barsotti, che ha condotto la Sagra per oltre trent'anni, contribuendo a renderla uno degli appuntamenti più importanti del territorio. Dopo di lui hanno raccolto il testimone Giuseppe Bozzi e l'attuale presidente Alberto Ciampi, mantenendo vivi gli stessi valori e lo stesso spirito.

Negli anni la Sagra è entrata persino nella cultura popolare del paese. Nicola Gorreri e Valerio Simonelli hanno composto canzoni dedicate alla manifestazione che ancora oggi vengono insegnate e cantate dai bambini delle scuole di San Piero, segno di una tradizione che continua a vivere e a essere tramandata.

C'è poi un altro elemento che rende questa manifestazione ancora più significativa: la solidarietà.

Come accadeva nel 1980, anche oggi il ricavato della Sagra viene reinvestito nella comunità, sostenendo opere, iniziative e progetti sociali. È la dimostrazione concreta che il volontariato, quando nasce da un autentico spirito di servizio, riesce a trasformarsi in un bene comune.
In un'epoca in cui si parla spesso di individualismo, la Sagra del Pinolo racconta una storia diversa. La storia di un paese che sa ancora fare squadra, custodire le proprie radici e trasmettere ai più giovani il significato autentico del volontariato.

È questo il vero segreto del suo successo. Non soltanto ciò che arriva in tavola, ma tutto ciò che nasce dietro le quinte.

Un patrimonio umano straordinario, costruito in quarantacinque anni di passione, impegno e amicizia, che rende la Sagra del Pinolo molto più di una festa, la rende l’anima, il cuore pulsante di San Piero a Grado.

 

redazione.cascinanotizie