Pisa perde un artigiano su cinque in dieci anni: i dati INPS raccontano una crisi che non si ferma
Cala il numero degli iscritti alle gestioni Artigiani e Commercianti: quasi 3.000 artigiani in meno in dieci anni, è questo il dato che emerge dall'ultima rilevazione dell'INPS sugli iscritti alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi e che fotografa il progressivo ridimensionamento del tessuto produttivo della provincia di Pisa
Nei giorni scorsi l'INPS ha pubblicato sul proprio sito istituzionale i dati aggiornati relativi agli iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Numeri che, ancora una volta, confermano una tendenza ormai consolidata: artigiani e commercianti continuano a diminuire.
L'analisi dei dati dell'ultimo decennio evidenzia come il fenomeno interessi l'intero Paese, ma con intensità diverse. Per comprenderne meglio la portata abbiamo confrontato l'andamento nazionale con quello della Toscana e della provincia di Pisa.
Per quanto riguarda la gestione Commercianti, tra il 2016 e il 2025 gli iscritti sono diminuiti di oltre il 6,5% a livello nazionale. In Toscana la flessione supera il 10%, mentre nella provincia di Pisa sfiora il 12%.
Il dato assume ancora maggiore significato se osservato nei valori assoluti: nella provincia di Pisa gli iscritti alla gestione Commercianti sono passati da una media annua di 16.517 nel 2016 a 14.574 nel 2025, con una perdita di quasi 2.000 attività in dieci anni.
Se quindi in Italia il calo è stato relativamente contenuto, nella provincia di Pisa è risultato quasi doppio rispetto alla media nazionale, segno di una maggiore sofferenza del tessuto commerciale locale.
Ma è osservando la gestione Artigiani che emerge il dato più preoccupante.
A livello nazionale, regionale e provinciale la diminuzione degli iscritti supera il 20%. In provincia di Pisa la media annua degli iscritti è passata da 13.737 nel 2016 a 10.776 nel 2025: quasi 3.000 artigiani in meno nell'arco di un decennio.
In altre parole, oggi gli iscritti alla gestione Artigiani sono oltre un quinto in meno rispetto a dieci anni fa.
Si tratta di una tendenza che non può essere liquidata come una semplice variazione statistica. Gli artigiani rappresentano infatti uno dei pilastri dell'economia locale: falegnami, muratori, elettricisti, idraulici, meccanici, carrozzieri, installatori e decine di altre professionalità costituiscono una parte fondamentale del sistema produttivo e dei servizi del territorio. La loro progressiva diminuzione rischia di impoverire il tessuto economico locale, rendendo sempre più difficile il ricambio generazionale e la trasmissione di competenze spesso maturate in decenni di esperienza.
Le cause sono probabilmente molteplici: l'invecchiamento della popolazione imprenditoriale, la difficoltà nel trovare giovani disposti ad avviare un'attività autonoma, il peso della burocrazia, l'aumento dei costi di gestione e, negli ultimi anni, gli effetti dell'inflazione e del caro energia. I dati INPS non consentono di attribuire il calo a una causa specifica, ma descrivono con chiarezza una tendenza che prosegue ormai da molti anni e che, almeno per il momento, non mostra segnali di inversione.
Questi numeri non raccontano soltanto l'andamento di una gestione previdenziale. Raccontano l'evoluzione del tessuto economico del territorio. Ogni diminuzione degli iscritti significa meno imprese, meno servizi, meno competenze e, spesso, meno opportunità di lavoro. La domanda che questi dati pongono è semplice quanto importante: si tratta di un fenomeno destinato a proseguire oppure esistono ancora le condizioni per invertire questa tendenza e restituire attrattività al lavoro autonomo?
In allegato sono riportate le tabelle e i grafici che illustrano l'evoluzione degli iscritti alle gestioni Artigiani e Commercianti nel periodo 2016-2025.
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