Carcere Don Bosco, Una città in Comune: "Condizioni sempre più critiche, servono interventi urgenti"

Politica
PISA e Provincia
Lunedì, 13 Luglio 2026

Il gruppo consiliare richiama l'allarme lanciato dalla Garante dei detenuti e annuncia un question time in Consiglio comunale. Al centro della richiesta anche politiche di inclusione e percorsi di reinserimento sociale

Le condizioni di vita all'interno del carcere Don Bosco tornano al centro del dibattito politico cittadino.

Il gruppo consiliare Diritti in comune esprime preoccupazione per la situazione denunciata dalla Garante delle persone private della libertà personale, segnalando il sovraffollamento, il caldo e le criticità igienico-sanitarie della struttura.

Il gruppo chiede interventi immediati e sollecita il Comune ad assumere un ruolo più attivo nelle politiche di inclusione e reinserimento dei detenuti.

 

Ha scritto Diritti in comune.

Raccogliamo ancora una volta con grande preoccupazione l'ennesimo appello della Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Carcere Don Bosco sulle condizioni di invivibilità all'interno della struttura, una situazione che denunciamo da anni.
Con il caldo opprimente di queste settimane, le condizioni di detenzione sono diventate insostenibili e rappresentano una grave violazione della dignità e dei diritti fondamentali della persona. A questo si aggiunge un ulteriore aggravamento del sovraffollamento, che ha ormai raggiunto il 156%, anche a seguito del trasferimento, nelle ultime settimane, di 21 persone dal carcere di Sollicciano. A completare un quadro già drammatico si aggiunge la presenza di cimici e altri infestanti nelle celle.

La stessa Garante, l'avvocata Abu Awwad, ha confermato la gravità della situazione, tornando a chiedere – come già negli anni passati, senza ottenere risposte adeguate dalle istituzioni – interventi urgenti sulle condizioni igienico-sanitarie e sulle necessarie disinfestazioni da cimici e scarafaggi.

  I mesi estivi sono da sempre i più difficili nelle carceri. Alla sospensione della maggior parte delle attività educative e formative, si sommano condizioni ambientali rese insopportabili dalle alte temperature. Un inferno quotidiano in un Paese nel quale decine di persone continuano a togliersi la vita in carcere, nell'indifferenza di una politica  assente.   È inaccettabile che, al termine di ogni sopralluogo, emergano sempre gli stessi problemi, spesso persino aggravati, senza che vengano individuate soluzioni concrete. Tutto ciò conferma una visione del carcere come semplice "discarica sociale", da affrontare esclusivamente con strumenti repressivi, come dimostra anche l'introduzione del reato di "rivolta in carcere" previsto dal nuovo Decreto Sicurezza.  

 Sosteniamo pienamente le proposte avanzate dalla Garante e chiediamo risposte immediate. Ribadiamo inoltre che il Comune di Pisa non può continuare a voltarsi dall'altra parte, come ha fatto in questi anni, soprattutto rispetto alle competenze che gli spettano e sulle quali può e deve intervenire. Per questo abbiamo presentato un question time che sarà discusso domani in Consiglio comunale.  Nella casa circondariale sono numerose le persone che possiedono i requisiti per accedere alle misure alternative e all'esecuzione penale esterna, ma mancano le condizioni per costruire concreti percorsi di reinserimento sociale. I continui tagli ai servizi e alle politiche sociali colpiscono in modo particolare le persone più vulnerabili, privandole delle opportunità necessarie per costruire un futuro fondato sul lavoro, sulla piena cittadinanza e quindi anche sulla legalità.

Anche su questo fronte il Comune di Pisa continua a distinguersi per un sostanziale disinteresse nei confronti della realtà carceraria. Eppure, se si vuole davvero ridurre la recidiva, occorre investire nell'inclusione sociale, nel diritto alla casa, nella formazione e nell'accesso al lavoro. L'amministrazione comunale continua invece a non considerare le persone detenute del Don Bosco come parte della comunità cittadina, dimenticando che, una volta terminata la pena, la maggioranza di loro rimane sul territorio pisano, spesso senza alcun sostegno per costruire un percorso di autonomia.

Da oltre dieci anni denunciamo questa assenza, nonostante le numerose proposte presentate in Consiglio comunale, molte delle quali approvate anche all'unanimità. Atti che indicavano interventi concreti e pienamente nelle competenze dell'ente locale, ma che sono rimasti lettera morta.

Per questo rilanciamo con forza la necessità che il Comune assuma finalmente un ruolo attivo, promuovendo politiche di inclusione in collaborazione con tutte le istituzioni del territorio. Per questo rilanciamo con forza la necessità che il Comune assuma finalmente un ruolo attivo, promuovendo politiche di inclusione in collaborazione con tutte le istituzioni del territorio.

Riteniamo inoltre non più rinviabile l'attivazione del tavolo cittadino sulle politiche di inclusione delle persone detenute. Nell'ultima commissione consiliare l'assessore Sikera ha compiuto un grave passo indietro rispetto al percorso condiviso nei mesi precedenti. È il momento di passare di dare risposte concrete partendo subito dalla costruzione di percorsi di inserimento lavorativo che mettano in rete il Comune, il Centro per l'Impiego, la Società della Salute, il sistema produttivo e il terzo settore.

In questi giorni particolarmente difficili per chi vive all'interno del Don Bosco è ancora più importante ribadire un principio fondamentale: le persone detenute fanno parte della nostra città e quei diritti di cui sono detentori devono essere garantiti sempre, anche e soprattutto dentro il carcere.

 

 

 


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redazione.cascinanotizie