Cani, aiutarli quando chiedono aiuto riduce lo stress: la conferma arriva dalla ricerca
Ai microfoni di Punto Radio la professoressa Chiara Mariti dell'Università di Pisa spiega i risultati dello studio pubblicato su Scientific Reports: "Il contatto con il caregiver non è solo affetto, ma un fattore di benessere"
Dopo la pubblicazione dello studio dell'Università di Pisa sulla rivista internazionale Scientific Reports, già approfondito sulle pagine di cascinanotizie.it (► LEGGI ANCHE: Università di Pisa: uno studio collega la qualità del rapporto con il caregiver al benessere dei cani), Punto Radio ha intervistato la professoressa Chiara Mariti, del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Ateneo pisano, per approfondire il significato dei risultati della ricerca e le possibili applicazioni nella vita quotidiana di chi vive con un cane.
Nel corso dell'intervista con Carlo Palotti, Mariti ha spiegato che il principale elemento di novità dello studio riguarda proprio il legame tra il tipo di attaccamento sviluppato dal cane nei confronti della persona che se ne prende cura e il suo benessere nel lungo periodo.
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"Il legame di attaccamento tra cane e persona è un tema studiato da diversi anni - ha spiegato - ma soltanto negli ultimi tempi si è iniziato a parlare di veri e propri stili di attaccamento. Si tratta ancora di un ambito di ricerca molto innovativo, sul quale lavorano pochi gruppi a livello internazionale".
La docente ha chiarito che il lavoro prende spunto da alcuni modelli utilizzati nella psicologia umana, senza però assimilare il rapporto tra cane e proprietario a quello tra un bambino e un genitore.
"Non stiamo dicendo che i cani siano bambini - ha precisato - ma che esistono alcune importanti somiglianze nelle modalità con cui si costruisce una relazione di attaccamento. Abbiamo verificato che i cani che possono rivolgersi al proprio caregiver quando hanno bisogno di aiuto, cercando il contatto fisico o il sostegno della persona di riferimento, affrontano meglio lo stress nella vita quotidiana".
Secondo Mariti, il risultato assume particolare rilevanza perché offre finalmente un riscontro scientifico a una convinzione maturata da tempo nell'ambito della medicina comportamentale veterinaria.
"Abbiamo sempre ritenuto sbagliata l'idea secondo cui un cane impaurito o in difficoltà debba cavarsela da solo. Adesso abbiamo dati che dimostrano il contrario: quando un cane cerca aiuto va sostenuto. Offrirgli contatto fisico, attenzione e vicinanza lo aiuta a sentirsi compreso e ad affrontare meglio le situazioni stressanti".
Un aspetto che, secondo la ricercatrice, può avere ricadute concrete anche nel lavoro quotidiano di educatori cinofili e professionisti del settore.
"Ci aspettiamo che questi risultati possano rappresentare un supporto importante per chi lavora sulla relazione tra cane e proprietario. Dire a una persona che deve aiutare il proprio cane quando ne ha bisogno oggi non è più soltanto un'opinione, ma trova conferma nei dati raccolti dalla ricerca".
Guardando al futuro, il gruppo di ricerca dell'Università di Pisa intende approfondire ulteriormente il rapporto tra qualità della relazione e benessere animale.
"L'obiettivo è capire sempre meglio come il tipo di attaccamento influenzi la vita quotidiana del cane, i problemi comportamentali e le indicazioni che possiamo fornire ai proprietari. Vogliamo inoltre valutare le possibili applicazioni anche in contesti diversi da quello domestico, come gli spazi pubblici e altri ambienti di convivenza".
L'intervista si è conclusa con una riflessione sull'impatto che lo studio potrà avere anche oltre il mondo accademico. Mariti si è detta convinta che i risultati della ricerca saranno ampiamente diffusi e utilizzati sia nella medicina comportamentale veterinaria sia nel settore della cinofilia.


