Castellina Marittima, Giari: «Non siamo un borgo, siamo un paese. E abbiamo un'anima»

Cronaca
Castellina Marittima
Lunedì, 14 Settembre 2026

Il sindaco a “Il Punto sui Comuni” racconta una comunità circondata da boschi e affacciata fino alle isole dell'Arcipelago. Oltre cinquanta iniziative estive, l'Ecomuseo dell'Alabastro e una storia costruita intorno alle antiche cave

 

«Castellina è un paese, non è un borgo».

Potrebbe sembrare soltanto una precisazione terminologica. Nelle parole del sindaco Alessandro Giari, invece, quella distinzione contiene probabilmente tutto il senso dell'intervista realizzata lo scorso 28 luglio da Michele Del Ben per Il Punto sui Comuni, all'interno di Mezzogiorno in Punto su Punto Radio.

Perché un borgo può essere bellissimo, perfettamente conservato e magari persino famoso. Ma può anche essere vuoto.

Un paese, sostiene Giari, per essere davvero tale deve avere un'anima e una comunità. E Castellina Marittima, quell'anima, continua ad averla

Lo dimostra anche la quantità di iniziative organizzate durante l'estate appena trascorsa: circa cinquanta appuntamenti da giugno a settembre, resi possibili soprattutto dalla presenza di un tessuto associativo particolarmente ricco nei settori sociale, culturale e sportivo

Ma quando gli viene chiesto perché qualcuno dovrebbe scegliere Castellina non soltanto per una visita, ma magari persino per viverci, Giari non parte dagli eventi.

Parte dal territorio.

Castellina si trova a circa 400 metri di altitudine, circondata da una corona di colline e boschi. Paesaggio, sentieri nel verde, clima, sorgenti e gastronomia sono elementi che per chi vive quotidianamente nel paese possono apparire quasi normali, ma che assumono tutt'altro valore agli occhi di chi arriva da fuori.

E basta affacciarsi dalla stanza del sindaco per comprendere il significato della definizione di Castellina come “balcone naturale”: Giari racconta di poter vedere Capraia, Corsica e Gorgona

La vera particolarità del paese, però, si trova anche sotto terra.

A raccontarla è l'Ecomuseo dell'Alabastro, che conserva la memoria di un'attività fondamentale per la nascita e lo sviluppo della comunità.

Giari sottolinea infatti una differenza importante rispetto a molti altri centri vicini: Castellina non avrebbe costruito la propria storia principalmente sull'agricoltura o sul bosco, ma sull'alabastro.

A partire dagli investimenti volterrani della fine del Seicento, chilometri di gallerie sotterranee hanno accompagnato per secoli l'estrazione della pietra. Gli “ovuli di alabastro racchiusi nei banchi di gesso venivano estratti e successivamente trasformati in manufatti e opere d'arte

L'Ecomuseo nasce proprio per non disperdere quella memoria.

Attraverso immagini, testimonianze e un percorso museale racconta una storia che Giari considera particolarmente originale e difficilmente ritrovabile altrove. Non quindi un semplice museo di oggetti, ma il racconto delle radici della comunità

E anche la gastronomia conserva tracce di quella stessa storia.

La tradizione della cosiddetta cucina povera, legata anche alla vita dei cavatori, è stata recuperata attraverso una rassegna enogastronomica dedicata a piatti che difficilmente si incontrano nei menu di tutti i giorni. Giari ne cita diversi, alcuni con nomi quasi dimenticati, a dimostrazione di quanto anche una ricetta possa diventare strumento per conservare la memoria. 

Paesaggio, associazioni, alabastro, antiche cave, cucina.

Tutto sembra riportare alla stessa parola pronunciata dal sindaco: anima.

Forse è proprio questa la differenza che Giari vuole rivendicare. Castellina Marittima non vuole essere soltanto un bel luogo da fotografare o un “borgo” da aggiungere a un itinerario turistico.

Vuole continuare a essere un paese.

Con i suoi problemi e le sue contraddizioni, certamente. Ma soprattutto con persone che lo abitano, associazioni che lo animano e una comunità che continua a riconoscersi nella propria storia.

 

 



 

luca.barboni