Gael Genevier riavvolge il nastro su Punto Radio: "Quel Pisa si divertiva e faceva divertire"
L’ex centrocampista nerazzurro ospite giovedì 17 settembre a "Il Chiavacci Racconta XXL". L’intervista di Andrea Chiavacci, Gabriele Bianchi e Paolo Sardelli tra i ricordi del 2007 e una riflessione sul calcio italiano
Dalla vittoria di Mantova del settembre 2007 alla stagione che riportò il Pisa ai vertici della Serie B, fino al presente e al lavoro con i giovani in Francia. Gaël Genevier ha riavvolto il nastro della sua esperienza nerazzurra nell’intervista raccolta da Andrea Chiavacci, Gabriele Bianchi e Paolo Sardelli giovedì 17 settembre, durante "Il Chiavacci Racconta XXL" su Punto Radio. Una lunga conversazione partita da una delle annate rimaste maggiormente nella memoria della tifoseria pisana.
Il punto di partenza è stato Mantova-Pisa del 22 settembre 2007, quinta giornata di Serie B. I nerazzurri di Piero Braglia si imposero 1-0 al Martelli grazie alla rete di Nacho Castillo, ottenendo la terza vittoria esterna nelle prime tre trasferte della stagione. Un successo contro un Mantova costruito con ambizioni importanti che, secondo Genevier, contribuì ad aumentare la fiducia di un gruppo nel quale molti giocatori erano alla prima esperienza in cadetteria.
RIASCOLTA L'INTERVISTA
"Vincere lì sicuramente ci ha dato una bella botta di entusiasmo", ha ricordato il francese, sottolineando come la Serie B rappresentasse allora un terreno ancora sconosciuto per diversi componenti della squadra.
A quasi vent’anni di distanza, Genevier conserva soprattutto il ricordo del rapporto creatosi tra squadra e città. "È stata un’annata in cui tanti di noi si sono divertiti anche di più", ha spiegato l’ex centrocampista, parlando di un ambiente particolarmente coinvolto, di un gruppo unito e di un calcio che permetteva ai giocatori di esprimersi con continuità.
Un Pisa particolarmente efficace lontano dall’Arena Garibaldi. Genevier ha ricordato come gli spazi concessi dagli avversari in trasferta favorissero il gioco della squadra: "Fuori casa eravamo veramente devastanti". Quella formazione concluse infatti la stagione regolare al sesto posto, arrivando fino ai playoff per la promozione.
Nel racconto trova spazio anche Piero Braglia, indicato da Genevier come un tecnico determinante nella crescita di quel gruppo. L’ex nerazzurro ha ricordato un lavoro quotidiano nel quale movimenti e soluzioni venivano preparati in allenamento, consentendo a molti componenti della rosa di disputare una delle migliori stagioni della propria carriera.
La conversazione si è poi spostata sul presente. Genevier è tornato in Francia dopo la conclusione della carriera da calciatore e oggi lavora nel settore giovanile come osservatore, seguendo in particolare ragazzi tra i 16 e i 17 anni. Una precisazione arrivata dallo stesso ex centrocampista nel finale dell’intervista.
Genevier ha parlato anche del Pisa attuale, soffermandosi sulle difficoltà incontrate nella precedente stagione in Serie A e sull’avvio del nuovo campionato cadetto. L’ex nerazzurro ha riferito di aver seguito alcune partite, compresa quella di Coppa Italia contro la Fiorentina, nella quale ha visto indicazioni positive soprattutto nel primo tempo. A suo giudizio, il Pisa dispone delle caratteristiche per disputare un campionato di alto livello, pur in una Serie B che considera particolarmente impegnativa.
Nell’ultima parte dell’intervista il discorso si è allargato alle differenze tra calcio italiano e francese, soprattutto nella gestione dei giovani. Per Genevier uno dei problemi italiani è la ricerca del risultato immediato, che ridurrebbe il tempo concesso ai calciatori per crescere, commettere errori e completare il proprio percorso.
Una questione che, secondo l’ex centrocampista, riguarda anche gli investimenti in strutture, settori giovanili e centri sportivi. "La crescita dei giocatori è lunga", ha osservato Genevier, sostenendo la necessità di creare contesti nei quali i giovani possano maturare senza essere giudicati esclusivamente sulla base dei risultati immediati. Una filosofia che oggi ritrova direttamente nel suo lavoro di osservatore in Francia.




