Ospedale Santa Chiara, nuove minacce nel reparto di Psichiatria

Cronaca
PISA e Provincia
Lunedì, 21 Settembre 2026

Un ventottenne già arrestato torna a minacciare gli operatori richiamando il caso Capovani. La denuncia del sindacato Nursind: «Aggressioni e pazienti pericolosi lasciati agli infermieri»

PISA - A quattro mesi dall'arresto scattato a seguito di una lunga serie di aggressioni e della terribile minaccia «vi faccio fare la fine della Capovani», il problema si ripropone identico all'interno del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale Santa Chiara. L'uomo, un ventottenne originario di Pontedera, è infatti tornato a effettuare periodi di ricovero nella struttura intitolata proprio alla psichiatra uccisa nell'aprile 2023, reiterando comportamenti intimidatori nei confronti degli operatori sanitari.

A sollevare il caso è Daniele Carbocci, segretario del sindacato degli infermieri Nursind Pisa, che denuncia una situazione ormai insostenibile per la tutela dei lavoratori. «Purtroppo, dopo quanto avvenuto nei mesi scorsi, non ci si è mossi per risolvere la situazione – spiega Carbocci –. Alcuni dei pazienti ricoverati sono a tutti gli effetti soggetti che dovrebbero essere collocati nella Rems di Volterra data la loro spiccata pericolosità sociale». Il nodo risiede proprio nella carenza di posti nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, elemento che porta al ricovero nei normali reparti ospedalieri di soggetti autori di reato, in taluni casi persino agli arresti domiciliari per reati gravi come l'omicidio.

Il sindacato evidenzia un netto peggioramento delle condizioni di lavoro: «Si registrano minacce dirette al personale e alle famiglie, con pazienti che riescono a conoscere nomi, cognomi e persino le targhe delle auto dei dipendenti. A ciò si aggiunge la totale assenza della Polizia Penitenziaria, lasciando al personale sanitario la gestione di profili che richiederebbero ben diversi regimi di sorveglianza».

Nonostante le segnalazioni inoltrate al portale aziendale per le aggressioni, i referti del Pronto Soccorso e le continue richieste di trasferimento ad altri reparti avanzate dagli infermieri, l'azienda non avrebbe ancora attuato misure idonee. «Le guardie giurate all'ingresso non hanno nemmeno la possibilità di intervenire all'interno per bloccare i malintenzionati – conclude Carbocci –. Serve un intervento urgente di tutte le istituzioni per mettere in sicurezza il personale».

 



 

massimo.corsini