Pisa, studenti in piazza contro carovita e disagio sociale
Partecipano circa 200 persone. Gli organizzatori: "Una piazza aperta, senza etichette politiche"
AGGIORNAMENTO ORE 18.45 Circa 200 persone hanno partecipato nel pomeriggio di sabato 24 ottobre al presidio organizzato in piazza Dante a Pisa da studenti delle scuole superiori e universitari, nell'ambito delle mobilitazioni contro il carovita e il disagio sociale che stanno interessando diverse città italiane.
La manifestazione si è svolta davanti al Palazzo della Sapienza, uno dei luoghi simbolo dell'Università di Pisa, con interventi al microfono dedicati alle difficoltà economiche e sociali che coinvolgono le nuove generazioni.
"Abbiamo sentito il bisogno di costruire una piazza aperta di giovani senza etichette politiche", hanno spiegato alcuni promotori, sottolineando l'importanza della partecipazione giovanile al confronto sui problemi della società.
Durante gli interventi è stato affrontato anche il tema delle violenze e dei saccheggi avvenuti nei giorni scorsi a Milano. Gli organizzatori hanno dichiarato di condannare questi comportamenti, richiamando però l'attenzione anche sulle responsabilità delle istituzioni.
Secondo i promotori, infatti, anche la mancata attenzione dello Stato verso le periferie e le fasce economicamente più fragili rappresenta una forma di violenza sociale.
Studenti, universitari e lavoratori chiamati a raccolta sabato 24 ottobre, alle 17, in piazza Dante a Pisa, per una manifestazione contro il carovita e il disagio sociale.
L'iniziativa, annunciata attraverso volantini comparsi in diversi punti della città, prevede musica, freestyle, graffiti e momenti di confronto.
A promuoverla un gruppo di giovani autorganizzati che intende richiamare l'attenzione sulle difficoltà economiche, sull'emarginazione e sulle guerre, contestando anche le politiche di militarizzazione.
Sulla mobilitazione è intervenuto il consigliere comunale Paolo Martinelli, capogruppo de La Città delle Persone, che ha ribadito la necessità di condannare ogni forma di violenza, invitando però a non interpretare le proteste giovanili esclusivamente come un problema di ordine pubblico.
Secondo Martinelli, occorre comprendere le ragioni di un malessere crescente e offrire ai più giovani maggiori occasioni di ascolto e partecipazione.



