Quando il tempo cambia significato: al Lumière le storie di chi affronta la malattia

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Lunedì, 26 Ottobre 2026

Venerdì 30 ottobre la premiazione del concorso letterario della Fondazione ARCO, giunto alla terza edizione. Un viaggio tra emozioni, attese e speranze, con la partecipazione del filosofo Adriano Fabris

 

Ci sono momenti nella vita in cui il tempo sembra scorrere troppo velocemente. Altri in cui, invece, pare non passare mai. Minuti che diventano interminabili, giornate scandite dalle attese, appuntamenti che assumono un'importanza diversa da quella che avevano prima.

Per chi si trova ad affrontare una malattia oncologica, il tempo può diventare qualcosa di profondamente diverso da quello misurato dalle lancette di un orologio.

È proprio da questa riflessione che nasce “Oltre l'orologio: quando il tempo cambia misura”, il concorso letterario promosso dalla Fondazione ARCO, che venerdì 30 ottobre vivrà il suo momento conclusivo con la cerimonia di premiazione al Cinema Teatro Lumière di Pisa, in vicolo del Tidi 6.

L'appuntamento è per le 18, preceduto alle 17.30 da un aperitivo musicale di benvenuto.

Giunto alla sua terza edizione, il concorso ha invitato i partecipanti a raccontare attraverso la scrittura come una diagnosi, un percorso terapeutico o la vicinanza a una persona malata possano modificare la percezione del tempo.

Non soltanto quello delle visite mediche e delle terapie, ma anche quello degli affetti, dei progetti rinviati, delle piccole cose quotidiane che improvvisamente acquistano un valore diverso.

Lettere, testimonianze e articoli sono diventati così strumenti per dare voce a pensieri ed emozioni che spesso, nella quotidianità di un percorso di cura, faticano a trovare spazio.

«Per chi affronta un tumore, il tempo entra ogni giorno nelle conversazioni con i medici e nella vita della famiglia. C'è quello dell'attesa, quello delle cure, quello che si vorrebbe trascorrere diversamente», spiega Gianluca Masi, presidente della Fondazione ARCO.

Un'iniziativa che non vuole limitarsi a premiare la qualità di un testo, ma che cerca soprattutto di ascoltare le persone attraverso le loro esperienze.

«Con questo concorso abbiamo voluto dare spazio a esperienze che durante una visita non sempre riescono a emergere. Per noi che curiamo, ascoltare questi racconti significa conoscere meglio le persone che abbiamo davanti», aggiunge Masi.

Il premio prosegue un percorso iniziato nel 2024 con “Racconti in corsia” e proseguito nel 2025 con “Cancro: pensieri e parole”.

Quest'anno, però, la Fondazione ha voluto allargare ulteriormente lo sguardo, coinvolgendo anche le nuove generazioni.

Sono infatti previste due categorie distinte: una riservata agli studenti delle scuole superiori tra i 14 e i 19 anni, l'altra dedicata a chi vive direttamente gli ambienti della cura oncologica, dai pazienti ai familiari fino agli operatori sanitari.

Una scelta che nasce dalla consapevolezza che la malattia non riguarda soltanto chi riceve una diagnosi, ma coinvolge inevitabilmente anche le persone che gli stanno accanto.

«Abbiamo scelto di coinvolgere anche i ragazzi perché la malattia riguarda specialmente le famiglie e le relazioni», sottolinea ancora Masi. «I giovani possono avere domande difficili da esprimere e uno sguardo che merita ascolto».

A rendere ancora più significativo l'appuntamento sarà la partecipazione del professor Adriano Fabris, ordinario di Filosofia morale all'Università di Pisa e presidente della giuria del concorso.

Il suo intervento offrirà un'occasione per approfondire proprio il rapporto tra il tempo e l'esperienza umana, un tema che attraversa da sempre la riflessione filosofica e che, di fronte alla malattia, assume una dimensione particolarmente concreta.

Nel corso della serata saranno premiati i primi tre classificati di entrambe le categorie, ai quali si aggiungeranno due riconoscimenti speciali: il “Premio del Presidente” e il “Premio Pollicino”.

L'iniziativa si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione ARCO, che affianca alla ricerca oncologica attività culturali e occasioni di incontro capaci di avvicinare la cittadinanza alle esperienze di pazienti, familiari e personale sanitario.

Perché, in fondo, dietro ogni diagnosi e ogni percorso terapeutico ci sono persone, storie, aspettative e desideri.

E forse è proprio questo il significato più profondo di “Oltre l'orologio”: ricordarci che il valore del tempo non si misura soltanto in ore, giorni o anni, ma anche attraverso ciò che riusciamo a vivere, condividere e raccontare.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.fondazionearco.org e i canali social della Fondazione.

 

 



 

luca.barboni