Port Authority: priva delle qualificazioni ANAC per gestire lavori e servizi

Politica
PISA e Provincia
Lunedì, 13 Aprile 2026

"Da fonti pubbliche risulta che la Port Authority di Pisa non dispone attualmente di alcuna delle qualificazioni ANAC, sia nell’ambito dei lavori che in quello dei servizi e forniture, necessarie per progettare, affidare ed eseguire appalti pubblici.", denuncai Giulia Contini di Diritti in Comune

 

Questo il comunicato stampa

Tale situazione limita la possibilità per la Port Authority di Pisa di operare come stazione appaltante, potendo farlo solo per importi modesti, non certo i 30 milioni di euro per la messa in sicurezza delle sponde del Canale dei Navicelli.

A tal proposito ricordiamo che è lo stesso deputato della Lega Ziello (ora passato a FN di Vannacci) che il 25 luglio 2024 declama urbi et orbi di avere fatto approvare un emendamento in fase di conversione del decreto-legge 29 giugno 2024 n. 89 (art. 5, comma 4-quater), che prevede un contributo straordinario al Comune di Pisa di 10 milioni di euro annui, per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, per il completamento delle opere di consolidamento delle sponde e di recupero funzionale dell'idrovia Pisa-Livorno, nota come Canale dei Navicelli. Ma l’emendamento ziellano non si ferma al contributo straordinario al Comune di Pisa, ma impone allo stesso come procedere alla realizzazione dell’intervento, e cioè attraverso la società partecipata Port Authority di Pisa.

L’emendamento ziellano impone in sostanza l’in house in modo rigido, senza alternative e senza giustificazione, e svuota completamente la capacità del Comune di scegliere come organizzare l’intervento, entrando nel dettaglio gestionale, con una compressione eccessiva dell’autonomia organizzativa garantita agli enti locali dalla Costituzione italiana.

E tutto questo senza tenere conto che la partecipata Port Authority di Pisa S.r.l. non è in grado di gestire questo contributo, di diritto, non possedendo quei requisiti di organizzazione e consistenza della struttura, competenze acquisite e professionalità dimostrata, necessari per ottenere la qualificazione ANAC, ma anche di fatto.

La struttura di Port Authority, infatti, è composta da un numero bassissimo di personale (si contano sulle dita di una mano), tant’è che il Consiglio di amministrazione è stato ridotto da 5 a 3 membri per non continuare a incorrere in violazioni delle normative vigenti sulle società partecipate, che impongono di tenere conto, nel considerare oggetto di razionalizzazione, le società prive di dipendenti o con un numero di dipendenti inferiore a quello degli amministratori.

Se alla scarsità di risorse umane si aggiunge che due di queste sono inquadrate come operai, non si comprende come possa il Comune di Pisa affidare a questa società importanti funzioni “ritenute indispensabili per il perseguimento delle funzioni amministrative assegnate dalla Regione al Comune e da questi affidate alla Port Authority di Pisa S.r.l.”, come da contratto di servizio prorogato anche per il 2026 dal Consiglio. Tra queste funzioni indispensabili rientrano, tra le altre, “gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria della conca di navigazione denominata “Incile”, “adozione di tutte le misure necessarie a rendere il fiume Arno navigabile”, “dragaggio della foce dell’Arno e la manutenzione delle sponde”, “programmazione, progettazione, esecuzione di opere di qualsiasi natura che possano avere relazione con il Canale Navigabile Pisa-Livorno e con l’alveo del fiume Arno, la conca di navigazione dell’Incile e i ponti mobili, ivi comprese le operazioni di dragaggio dei fondali”, “programmazione, progettazione, manutenzione ordinaria e straordinaria delle vie navigabili, dell’Area Portuale e sue pertinenze”.

Insomma, affidare importanti funzioni quali la gestione di milioni di euro a una società in house con personale ridotto e privo delle necessarie competenze non è solo una scelta discutibile: è un atto di irresponsabilità politica. Si prova ad erigere un gigante con i piedi di argilla: una costruzione imponente solo in apparenza, ma destinata a sgretolarsi al primo scossone.

Qui non siamo di fronte a un semplice errore di valutazione, ma a un uso distorto e pericoloso di uno strumento pubblico. Senza professionalità adeguate, senza un vero potenziamento dell’organico, senza la minima garanzia di trasparenza, questa decisione appare come una scommessa azzardata fatta sulla pelle della cittadinanza. Non si tratta solo di inefficienza: si rischiano danni concreti, sprechi e una gestione opaca di risorse che appartengono alla collettività.

Chi governa dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e spiegare perché si continua a raccontare che si punta su una struttura così fragile: le stesse funzioni affidate a Port Authority vengono in realtà svolte dal Comune di Pisa, con le proprie risorse umane e materiali.

Questa messinscena, nella quale Port Authority mette solo il cappello, rimbalza sulla stampa con proclami del Sindaco su “messa a terra delle risorse” e “operazioni anche complesse ….. portate a termine in tempi certi e celeri”, tempi certi e celeri smentiti dai fatti, visto che il primo lotto dei lavori del consolidamento delle sponde del Canale dei Navicelli, finanziato con la prima tranche di 10 milioni di euro del 2024, è stato avviato solo nel gennaio 2026, e il secondo lotto, finanziato con la seconda tranche delle risorse 2025, è stato aggiudicato il 3 aprile 2026.

Il punto non è difendere uno schema organizzativo per principio, ma garantire che le risorse pubbliche siano gestite con serietà, competenza e nell'interesse pubblico. Pisa ha bisogno di una gestione pubblica credibile e non di costruzioni fragili tenute in piedi solo dalla propaganda e destinate a scaricare sulla cittadinanza i costi delle proprie inefficienze.

Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista
 

redazione.cascinanotizie