Quando il teatro arrivava in piazza

Cultura
PISA e Provincia
Sabato, 8 Agosto 2026

Prima della televisione, nelle sere d'estate bastava un Carro di Tespi per trasformare un paese in un grande teatro all'aperto

di Luca Barboni

Ci sono ricordi che, anche dopo sessant'anni, rimangono impressi nella memoria. Non sono fatti di date o di nomi, ma di immagini, di emozioni, di atmosfere. Basta un incontro casuale con un vecchio amico perché riaffiorino all'improvviso.

È quello che mi è successo in questi giorni.

Parlando con una persona che non vedevo da decenni, mi è tornato alla mente un mondo ormai scomparso: quello dei Carri di Tespi, le compagnie teatrali itineranti che, fino agli anni Sessanta, percorrevano l’Italia e la Toscana portando spettacoli nelle piazze dei paesi.

All'epoca ero poco più di un bambino, avrò avuto dieci o dodici anni. La televisione era arrivata da poco e rappresentava ancora una novità. Pochissime famiglie ne possedevano una e, quando c'era un programma importante, ci si ritrovava nei bar del paese per guardarla insieme. Ma c'era un'altra forma di spettacolo che riusciva ancora a richiamare centinaia di persone: il teatro itinerante.

Ricordo l'arrivo del Carro di Tespi come un piccolo avvenimento. In pochi giorni veniva montata una struttura che, ai miei occhi di bambino, sembrava enorme. Quello che fino al giorno prima era uno spazio qualunque, magari dove giocavamo a pallone, si trasformava in un vero teatro. La sera si riempiva di persone: famiglie intere, bambini, anziani, giovani. Tutti accomunati dalla voglia di assistere a uno spettacolo.

Tra i ricordi più nitidi ce n'è uno in particolare: una rappresentazione della "Pia de' Tolomei", uno dei grandi classici del teatro popolare. Non saprei più raccontarne la trama né ricordare gli interpreti, ma quella serata è rimasta impressa nella mia memoria.

E poi, alla fine dello spettacolo, arrivava il momento più atteso dai bambini. Dopo il dramma, il sipario lasciava spazio alla comicità. Entrava in scena un personaggio chiamato Niccolino, protagonista di uno sketch che faceva ridere il pubblico e concludeva la serata con leggerezza. Anche questo è un ricordo rimasto sorprendentemente vivo.

Sono soltanto frammenti. Immagini sbiadite dal tempo, che probabilmente non basterebbero a ricostruire con precisione la storia di una compagnia teatrale. Ma forse raccontano qualcosa di ancora più importante: il clima di un'epoca.

Erano anni nei quali lo spettacolo non era sempre a portata di mano. Non esistevano piattaforme digitali, internet o smartphone. Anche la televisione era un privilegio per pochi. Per questo l'arrivo di una compagnia teatrale rappresentava un evento capace di coinvolgere l'intero paese.

Oggi tutto questo appartiene alla memoria. I Carri di Tespi sono scomparsi e con loro è finito un modo di fare cultura che aveva il pregio di portare il teatro direttamente fra la gente.

Forse è giusto così: i tempi cambiano e cambiano anche le forme dello spettacolo. Eppure, pensando a quelle sere d'estate, alle piazze gremite e all'attesa con cui si aspettava l'inizio della rappresentazione, viene spontaneo provare un po' di nostalgia.

Perché, in fondo, quel teatro non portava soltanto opere e commedie. Portava occasioni di incontro, di condivisione, di comunità.

E forse è proprio questo il ricordo più bello che ci ha lasciato.

 

 

 


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luca.barboni