Rinnovabili in Toscana, TAAM chiede di tutelare i terreni agricoli dagli impianti fotovoltaici ed eolici
L'associazione per la tutela della piana di Asciano interviene sulla futura legge regionale per individuare le aree idonee. Cinque proposte per limitare il consumo di suolo e salvaguardare il paesaggio
La definizione delle aree destinate agli impianti agrivoltaici ed eolici in Toscana torna al centro del confronto sulla pianificazione energetica regionale.
L'associazione TAAM, impegnata nella tutela della piana di Asciano, ha presentato una serie di osservazioni alla proposta di legge, chiedendo maggiori garanzie per i terreni agricoli di pregio e incentivi per utilizzare superfici già urbanizzate o degradate.
Tra le richieste anche una maggiore valorizzazione della geotermia nel raggiungimento degli obiettivi energetici regionali e limiti alle nuove installazioni una volta raggiunti i traguardi previsti.
Ha scritto TAAM.
No, non è certo l’argomento principale all’attenzione pubblica, né delle forze politiche. Eppure disegnerà la configurazione territoriale dell’intera Regione, nelle sue caratteristiche fondamentali, di sviluppo economico, di paesaggio, di habitat dei viventi, di coesione sociale.
L’associazione per la tutela della piana di Asciano, TAAM sta partecipando attivamente, con spirito costruttivo, alla formulazione della legge. Abbiamo partecipato all’audizione delle commissioni regionali, e promosso incontri di confronto con i consiglieri di tutte le forze politiche.
Il nostro obiettivo è ridurre il più possibile il danno. Che gli impianti per le rinnovabili danneggino il territorio è esplicitamente riconosciuto dalla legislazione nazionale e regionale là dove prevede che gli imprenditori paghino –dall’uno al quattro per cento del valore della produzione annua sotto forma di compensazioni territoriali e ambientali-in forme non ben specificate- mentre niente si prevede a risarcimento di cittadini singoli o associati per danni alla proprietà, diretti e indiretti.
Le nostre proposte: 1. distinguere i terreni agricoli in base al loro pregio (fertilità e altro) ed escludere quelli di maggior pregio dalle aree idonee agli impianti, 2. prevedere incentivi per impianti in zone disagiate, in modo da utilizzare suolo già “consumato”, parcheggi, aree industriali dismesse, capannoni, terreni lungo le linee ferroviarie, 3. mettere a disposizione degli impianti zone demaniali o comunque di proprietà pubblica mediante iniziative favorenti con appositi bandi. 4. Che la Regione Toscana si faccia parte attiva per inserire l’energia geotermica (es di Larderello) nel computo della quantità di energia “green” richiesta alla Regione entro il 2030. Ogni Regione ha la propria specificità e la Toscana ha la geotermia. Ciò ridurrebbe moltissimo la quantità di pannelli solari sparsi ogni dove. (Appunto, dove? Non sono ancora noti i 154 comuni sui 259 toscani indicati come aree idonee agli impianti. C’è qualche comune eccellente escluso?), 5. Prevedere uno stop agli impianti via via che si raggiungono gli obiettivi.
Sulle rinnovabili non possiamo indulgere a malcelati ricatti e interessi speculativi. Sul questi temi si gioca la partita più importante di governo della Regione. E’ prudente giocarsi tutto in una sola manovra con la tecnologia oggi a disposizione, mentre si affacciano, con successo, alternative meno impattanti e più efficienti grazie agli impressionanti progressi tecnologici in corso? Oggi più che mai bisogna ponderare le scelte in accordo a evidenze e supporto scientifico.
Sarebbe un gran peccato di superficialità, mentre serve lungimiranza e prudenza.
Infine, per quanto doveroso, rileva poco “il monitoraggio” agli impianti già autorizzati e realizzati. Una volta installati gli impianti, quel suolo è perso per decenni. Nessuna garanzia è realisticamente prevedibile per il ripristino del suolo allo status quo ante: chiediamolo a chi coltiva la terra a chi la ama e la conosce zolla per zolla!
Sulle nostre proposte abbiamo verificato larghe concordanze con molti comuni, associazioni di agricoltori, contadini, imprenditori agroalimentari, viticoltori, albergatori operatori turistici- l’ossatura produttiva della Toscana. Con chiarezza e nettezza hanno affermato di non essere disponibili a cedere nemmeno un centimetro di terreno agricolo, “perché continueremo a mangiare pane e non pannelli solari”.



