Sale la polemica politica sulla vendita degli edifici di via Zamenhof
Una città in comune attacca: «La Regione favorisce la speculazione invece del diritto allo studio»
Dopo il caso dell’ex studentato Paradisa, anche la vendita dell’immobile di via Zamenhof accende lo scontro politico sul futuro del patrimonio pubblico a Pisa. A sollevare durissime critiche è Una città in comune, che punta il dito contro la Regione Toscana e la giunta guidata da Eugenio Giani, accusate di assecondare la speculazione privata anziché garantire il diritto allo studio.
Al centro della polemica c’è la decisione dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (AOUP), ente che fa capo alla Regione Toscana, di mettere in vendita l’edificio di via Zamenhof, gemello di quello già ceduto dalla Asl e destinato a diventare un hotel studentesco privato. Un’operazione che, secondo il movimento, rappresenta l’ennesimo tassello di una strategia che allontana Pisa da un modello di città inclusiva.
Una città in comune sottolinea come la Regione non sia un soggetto terzo: finanzia l’AOUP, ne nomina i vertici e ne sostiene il bilancio, che incide per oltre quattro miliardi di euro sulle casse regionali. Scelte e responsabilità politiche che, secondo il movimento, ricadono quindi direttamente sulla giunta Giani.
Nel mirino c’è soprattutto la mancata riconversione dell’immobile in studentato pubblico. A Pisa, ricordano, mancano oltre mille posti letto per gli studenti e le studentesse aventi diritto secondo le graduatorie del DSU. Un edificio già di proprietà pubblica e utilizzato fino al 2018 avrebbe potuto colmare almeno in parte questa carenza, magari affidandolo all’Azienda regionale per il diritto allo studio.
Secondo Una città in comune, la vendita apre invece la strada a una possibile concentrazione di strutture private per studenti, con il rischio che lo stesso soggetto imprenditoriale possa acquisire più immobili per realizzare un grande polo studentesco a pagamento. Un modello che viene definito un vero e proprio business nazionale, capace di generare profitti per gli investitori ma di escludere chi proviene da famiglie a basso reddito.
Nel comunicato non manca il parallelo con l’ex casa dello studente Paradisa, vicenda che per il movimento dimostra come, al di là delle dichiarazioni, centrosinistra regionale e destra comunale finiscano per muoversi sugli stessi binari. Una città in comune parla apertamente di ipocrisia, accusando la Regione di proclamarsi promotrice di diritti mentre nei fatti favorisce la rendita immobiliare.
C’è anche un richiamo alle ricadute urbanistiche: la riconversione pubblica dell’edificio avrebbe potuto rappresentare l’occasione per riaprire il passaggio pedonale tra via Donadoni e via Zamenhof e completare il prolungamento della pista ciclabile, migliorando la vivibilità del quartiere. Un intervento promesso dall’amministrazione comunale ma mai realizzato.
La critica si allarga poi al quadro nazionale. Il movimento evidenzia come il business degli student hotel sia sostenuto anche dal Governo Meloni, che ha stanziato 60 milioni di fondi pubblici per questo tipo di strutture. Risorse che, denunciano, garantirebbero solo una quota limitata di posti a studenti a basso reddito e solo per un periodo temporaneo, prima del ritorno completo al mercato privato.
«I diritti non si costruiscono con manifesti propagandistici, ma con scelte concrete», è il messaggio che chiude l’intervento. Per Una città in comune, la vendita dell’immobile di via Zamenhof rappresenta una decisione politica precisa, contraria alla riconversione del patrimonio pubblico e destinata ad aumentare le disuguaglianze nell’accesso allo studio universitario.

