Salza, Diritti in Comune: "Pisa sta perdendo la sua identità"
Il caso della storica pasticceria di Borgo Stretto che ha chiuso.
La chiusura della pasticceria Salza e l'arrivo di una nuova attività in Borgo Stretto riaccendono il confronto sul futuro commerciale del centro storico di Pisa.
Diritti in Comune prende spunto dal caso dello storico locale, presente in città dal 1927, per sollevare il tema della tutela delle botteghe tradizionali e dei cambiamenti legati alla crescente presenza di attività rivolte al turismo.
Ha scritto Diritti in Comune.
Chi è passato da Borgo Stretto in questi mesi, anche i meno nostalgici e attaccati alla tradizione, è rimasto certamente colpito dal vuoto lasciato da Salza. Nel 1927 la storica Pasticceria di Torino inaugurò a Pisa quel punto vendita con sala da tè rimasto luogo d’elezione e di ritrovo per tante generazioni. Dopo quasi un secolo, nel maggio di quest’anno non solo è sparita l’insegna, ma anche gli arredi interni ed è subentrato al suo posto un punto vendita del franchise Brunch Republic, catena di ristorazione nata a Mestre e d’ispirazione anglosassone. Alcune delle specialità di questa nuova attività commerciale, con arredi che cozzano con il contesto monumentale (oltreché con il ricordo del passato), sono burrito, pancake, bagel e Cesar Salad.
È un vuoto che pesa in città e racconta meglio di mille parole quanto e come Pisa stia cambiando, anzi è già cambiata. Intanto, al di là di tutte le leggi di tutela del nostro patrimonio storico-artistico, e in barba ai regolamenti comunali sulle Botteghe Storiche e gli Esercizi di Particolare Interesse Collettivo, l’insegna al neon e gli arredi di Salza sono stati rimossi senza alcuna discussione pubblica. Erano entrati a far parte del paesaggio e dell’immaginario di cittadini e cittadine, ma da un giorno all’altro sono spariti. Eppure, secondo il Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004), d’intesa con la Regione e naturalmente la Soprintendenza, il Comune potrebbe vietare o limitare nei centri storici le attività commerciali che danneggiano il decoro e il valore culturale del luogo (articolo 52). Inoltre, le recenti misure del Decreto Legislativo n° 219 del 2024 permettono di classificare le botteghe come beni culturali, imponendo obblighi di conservazione e vincoli sulla destinazione d’uso dei locali, dunque Salza poteva essere protetta come parte dell’identità collettiva. Un’identità che non corrisponde a quella che richiama l’etnia, tanto cara ai sovranisti locali per far presa sull’elettorato; no, qui si parla di identità, quella vera, intesa come caratteristiche uniche, materiali e spirituali, che rendono un luogo diverso dall’altro.
Proprio sulla base del Dl n° 219/2024, i Comuni italiani hanno approvato regolamenti specifici per proteggere le insegne, le vetrine e l’arredo storico delle loro botteghe, e più in generale i negozi di quartiere. Se ciò è avvenuto anche a Pisa, il Comune non ha fatto rispettare quel regolamento, non solo in Borgo Stretto. Basta passeggiare per il quartiere di Santa Maria, in particolare in via dei Mille o in via Roma, dove c’è una fittissima concentrazione di catene di souvenir (tutti più o meno uguali, come in tutte le città del mondo), al posto di negozi di vicinato ed esercizi commerciali d’interesse collettivo, un panificio, una bottega alimentare, un celebre negozio di cornici, una farmacia. Spariti, eppure anch’essi potevano, anzi dovevano essere protetti. E così le strade che conducono alla Piazza del Duomo oggi poco si distinguono da quelle di qualsiasi altra città mediamente turistica.
Il vuoto lasciato da Salza racconta un processo ormai avanzato e cioè la gentrificazione turistica (o turistificazione) che denunciamo da tempo, vale a dire la trasformazione dei quartieri urbani in aree esclusive per i visitatori. Il nostro centro storico vede proliferare b&b, affittacamere, grandi catene di prodotti tutti uguali, auto private, traffico in ztl: è un processo orientato ai profitti e al consumo, che fa salire costantemente i costi degli affitti, spinge via i residenti e gli studenti e rimpiazza i negozi di prossimità. Pisa, come Firenze, sta perdendo la sua identità.



