Scuola e multiculturalità, Nardini replica a Mini: "Una contraddizione separarla dall’inclusione"
L’assessora regionale all’Istruzione interviene dopo le dichiarazioni del sindaco di Castelfranco di Sotto: "La scuola deve dare gli strumenti per comprendere e rispettare le differenze"
Prosegue il confronto politico sul ruolo della scuola e sull’intercultura a Castelfranco di Sotto.
Alle dichiarazioni del sindaco e segretario provinciale di Fratelli d’Italia Fabio Mini replica l’assessora regionale all’Istruzione Alessandra Nardini, secondo la quale sostenere una scuola inclusiva contrapponendola a quella multiculturale rappresenta una contraddizione.
Nardini rivendica inoltre il lavoro svolto dalla Regione attraverso i Progetti Educativi Zonali e respinge l’idea che i percorsi sull’intercultura abbiano una finalità ideologica.
Ha scritto Alessandra Nardini, assessora regionale all'istruzione.
"Dire “sì alla scuola inclusiva, no alla scuola multiculturale” è una contraddizione. La scuola è inclusiva proprio quando riconosce le persone che la abitano, le loro storie, le lingue, le culture, e le mette in relazione dentro un quadro comune di diritti, regole e cittadinanza". Replica così l'assessora regionale all'istruzione Alessandra Nardini al sindaco di Castelfranco e segretario provinciale di Fratelli d'Italia Fabio Mini. "Mini - prosegue Nardini - ha bisogno di creare questa falsa contrapposizione tra inclusione e multiculturalità perché in Fratelli d'Italia hanno paura che Vannacci gli soffi i voti degli estremisti di destra, ma dovrebbe avere il buon gusto di non coinvolgere almeno le bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi nella sua propaganda.
Nessuno ha mai sostenuto che la scuola italiana non debba insegnare bene la lingua italiana. Anzi, conoscere la lingua del Paese in cui si vive è uno strumento fondamentale di libertà, autonomia e partecipazione. Ma questo non significa chiedere a una bambina o a un bambino di cancellare una parte di sé per essere considerata o considerato davvero parte della comunità.
Definire sinistroide un percorso educativo sull’intercultura significa trasformare in propaganda ciò che la scuola affronta ogni giorno nella realtà delle classi.
In Toscana lavoriamo da anni in questa direzione anche grazie ai nostri Progetti Educativi Zonali che come Regione finanziamo e che prevedono anche interventi per favorire l'inclusione scolastica di studentesse e studenti con background migratorio.
Lo facciamo affinché le ragazze e i ragazzi possano imparare insieme, conoscersi, condividere regole e sentirsi davvero parte attiva, cittadine e cittadini, anche se alcune e alcuni, purtroppo, non vengono riconosciute e riconosciuti tali per una ormai anacronistica legge sulla cittadinanza che, colpevolmente, ancora non è stata modificata.
È anche così che si creano comunità più coese e, quindi, più sicure.
La scuola deve dare gli strumenti per comprendere e rispettare le differenze e in trasformarle in arricchimento reciproco. E un sindaco dovrebbe aiutare la comunità educante a fare questo lavoro, non pensare che ci siano persone di serie A e di serie B, perfino nelle scuole".


