Takeda Pisa, a rischio 67 lavoratori somministrati: la protesta di Filctem e NIdiL Cgil
I sindacati contestano il trasferimento di parte delle attività produttive nello stabilimento di Vienna e chiedono il blocco delle cessazioni dei contratti. Assemblea il 24 giugno per decidere le iniziative di mobilitazione
Filctem CGIL e NIdiL CGIL di Pisa esprimono forte preoccupazione per la decisione che coinvolge 67 lavoratrici e lavoratori in somministrazione impiegati nello stabilimento Takeda Manufacturing Italia di Pisa tramite Adecco.
Secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, la cessazione dei rapporti di lavoro sarebbe legata alla scelta dell'azienda di trasferire una parte delle attività produttive nel sito di Vienna.
I sindacati chiedono il blocco del progetto di delocalizzazione e la sospensione delle procedure di cessazione dei contratti, sostenendo la necessità di individuare soluzioni alternative per salvaguardare i livelli occupazionali.
La questione sarà al centro dell'assemblea sindacale convocata per il 24 giugno.
Hanno scritto Filctem e NIdiL Cgil Pisa.
Filctem e NIdiL CGIL di Pisa esprimono forte preoccupazione e profonda contrarietà per la decisione che coinvolge 67 lavoratrici e lavoratori in somministrazione impiegati presso Takeda Manufacturing Italia di Pisa, azienda farmaceutica leader mondiale della produzione dei derivati del plasma, tramite Adecco, ai quali è stata comunicata la cessazione del rapporto di lavoro a seguito della scelta aziendale di trasferire una parte delle attività produttive dal sito di Pisa a quello di Vienna.
Già oggi a 37 di loro verrà consegnata da parte di Adecco la comunicazione di cessazione del contratto di lavoro.
Una decisione che colpisce duramente proprio quelle lavoratrici e lavoratori che sono presenti in azienda da molti anni e che l’hanno fatta crescere con il loro impegno, professionalità, esperienza e competenza, così come dimostrato dal raggiungimento dei risultati di produttività ed economici dello stabilimento.
Nonostante i recenti apprezzamenti fatti dall’azienda in merito alla qualità delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati all’interno dell’azienda e le promesse, mai mantenute, di una graduale stabilizzazione delle loro posizioni, prendiamo atto che sono proprio loro a subire per primi le conseguenze di scelte aziendali, calate dall’alto di una multinazionale giapponese, che consideriamo inaccettabili.
Rifiutiamo la logica per la quale si scaricano sui lavoratori più deboli e più ricattabili le conseguenze di gestioni che, in nome del profitto di pochi, sacrificano la vita di 67 famiglie.
La delocalizzazione di attività produttive non può tradursi automaticamente nella perdita di decine di posti di lavoro, senza che siano state esplorate tutte le possibili soluzioni alternative e senza un vero confronto con le Organizzazioni Sindacali.
Chiediamo a Takeda di stoppare il progetto di delocalizzazione, che inevitabilmente impoverirà tutto il sito di Pisa con gravi future conseguenze per tutto l’organico. Chiediamo inoltre l’annullamento della cessazioni dei contratti, che già in data odierna riceveranno le lavoratrici ed i lavoratori, prima di aver valutato tutte le possibili alternative per la tutela dei livelli occupazionali e reddituali.
L’Assemblea Sindacale, convocata per il prossimo mercoledì 24 giugno, deciderà le azioni da intraprendere a tutela di tutte le lavoratrici ed i lavoratori del sito di Pisa.


