Teatro Era di Pontedera, una rinascita nel segno di Grotowski

Cultura e Tempo Libero
Pontedera
Giovedì, 13 Maggio 2021

Dopo il debutto della scorsa settimana, il Teatro Era di Pontedera mette in scena una delle sue peculiarità: la ricerca di nuove strade, l'individuo, l'uomo e la collettività. Due giorni, il 15 e 16 maggio con tre spettacoli unici nel segno di Grotowski

Teatro d’Arte, Teatro Pubblico, Teatro della Città, nella continua tensione ideale tra arte e società civile, tra attenzione rivolta all’uomo e riflessione sulla collettività: la Fondazione Teatro della Toscana riapre acquisendo appieno dopo la pandemia la consapevolezza dell’identità finora perseguita, cercata e voluta di Teatro della Città, delle Città in cui opera, di Casa degli artisti e di Casa dei sogni.

Tutto questo con il costante sguardo alla nostra Storia, a chi in altri tempi, diversi, ma tanto simili agli attuali, ha avuto il coraggio di aprire nuove strade impensabili ai più, coloro che oggi sono i punti di riferimento imprescindibili per chi voglia davvero lavorare per consentire che un nuovo teatro si realizzi attraverso i giovani, con i giovani, per i giovani, solo a loro consegnando ogni possibile futuro.

Tale impegno unisce tutti gli artisti protagonisti di questa rinascita, come il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, che propone al Teatro Era di Pontedera Sin Fronteras (Senza Frontiere), regia di Thomas Richards, in prima nazionale il 15 maggio, e il 16 maggio Le Storie di Katie e l’anteprima di E il popolo canta, entrambi regia di Mario Biagini.

 

15 maggio ore 19 / TEATRO ERA Pontedera Prima Nazionale

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Jaime Alonso Abarzúa Vallejos, Javier Cárcel Hidalgo Saavedra, Gina Gutiérrez Villamizar, Guilherme Alan Kirchheim, Lynda Mebtouche, Felipe Salazar Montoya, María Constanza Solarte

SIN FRONTERAS (SENZA FRONTIERE)

tratto da “Beben” di Guillermo Calderón

regia Thomas Richards

 

Sin Fronteras (Senza Frontiere), adattato da Beben di Guillermo Calderón, si svolge subito dopo il terremoto del 2010 in Cile. Un gruppo di volontari aiuta le vittime del disastro. A scopo terapeutico, raccontano ai bambini colpiti dal disastro il tragico racconto Terremoto in Cile, scritto da Heinrich Von Kleist nel 1807, in cui una donna sfugge per un pelo all'esecuzione mentre un terremoto distrugge Santiago del Cile nel 1647. Nonostante la fuga, l'eroina della storia è infine sopraffatta dalla tragedia quando viene attaccata da una folla disperata e furiosa.

Lo spettacolo apre una riflessione sulle crepe che si rivelano all’interno di una società dopo una catastrofe naturale, mettendo in evidenza la precarietà dell’equilibrio della vita quotidiana. Lo spettatore viene trasportato da un universo realistico a uno grottesco e comico, intimo e profondo, in cui i volontari riesaminano le loro motivazioni e azioni, scontrandosi coi propri conflitti interiori, resi evidenti dinanzi alle sofferenze improvvise e impreviste con cui ogni individuo può essere chiamato a confrontarsi.

 

In spagnolo con sottotitoli in italiano

 

16 maggio ore 16 / TEATRO ERA Pontedera

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Agnieszka Kazimierska

LE STORIE DI KATIE

regia Mario Biagini

 

Le storie di Katie è un incontro sfaccettato con Katie – una ragazza le cui esperienze di vita e il cui fato sono incapsulate nel canto. Ma Katie (in polacco, Kasia) è anche il nome di una folla. È un nome usato tradizionalmente nei canti, nella poesia e nelle storie popolari polacche, come il nome di un’eroina. L’incontro con Katie è un incontro con le migliaia di donne le cui esperienze sono state escluse e zittite nelle storie eroiche scritte e raccontate dagli uomini. Incontrarle significa restituire loro le loro voci.”

Dariusz Kosiński, Jagiellonian University, Kraków

 

Le storie di Katie è la storia di una donna e del suo innamorato, che dopo un fatto terribile è partito con la promessa di tornare, un giorno. Ed è la storia di un giardino, fitto di alberi di ciliegio. Tempi di attesa e tempi di divenire – tempi nuovi e selvaggi. Katie, accompagnata da una coppia di domestici stranieri, vive protetta dall’ombra dei ciliegi, testimoni silenziosi della sua vita e della Storia. Ogni giorno Katie riceve visitatori: ogni momento potrebbe essere quello del ritorno di colui che è partito in viaggio, e Katie si tiene pronta. Con le sue storie e i suoi silenzi, Katie ci parla del desiderio e dell’attesa, di ciò che non è mai stato detto. Il desiderio che Katie incarna ci invita a interrogarci sul luogo a cui apparteniamo, a porci domande sul ruolo della nostra coscienza, nel flusso assordante degli avvenimenti e nel turbine confuso dei desideri.

 

Spettacolo in inglese, sottotitolato in italiano. Con canti tradizionali polacchi.

 

16 maggio ore 19 / TEATRO ERA Pontedera Anteprima

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Open Program / Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Felicita Marcelli

E IL POPOLO CANTA

testi poetici Pier Paolo Pasolini

con canti tradizionali italiani

regia Mario Biagini

 

“È stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi l’Italia distruggersi e sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”.

Pier Paolo Pasolini

 

E il popolo canta è un’investigazione in forma di recital su canti tradizionali del centro-sud d’Italia e della loro relazione con la poesia di Pier Paolo Pasolini. Ci riporta a un mondo che non esiste più, a un paesaggio musicale di tradizione orale che è ormai scomparso dalla cultura viva della gente, e per lo più dimenticato.

Non solo un concerto, dunque, ma un tentativo di evocare quel mondo umano e sonoro, di farlo rivivere per alcuni istanti, come in un'immaginaria memoria. Intrecciandosi al canto, i versi di Pasolini, ancora ci interrogano sul retaggio dei cambiamenti epocali occorsi nell'Italia uscita dal secondo conflitto mondiale, del rapido sviluppo che in pochi anni ha portato alla scomparsa di quei “vari modi di essere uomini che l’Italia aveva prodotto in modo storicamente molto differenziato”.

I canti che compongono questo lavoro, in diversi dialetti del centro-sud, sono stati estratti da fonti d’archivio registrate tra gli anni ‘40 e ’60, frutto di ricerche in campo etnomusicologico effettuate in Italia e presso comunità di emigranti italiani negli Stati Uniti (da, tra gli altri, Colacicchi, Nataletti, Carpitella e Lomax).

redazione.cascinanotizie