Tetto agli alunni stranieri in classe, Daniela Pampaloni a Punto Radio: "Servono strumenti per l’integrazione, non limiti rigidi"
La cofondatrice di Senza Zaino: "La proposta del 30% è difficilmente gestibile. Occorrono mediatori, insegnanti di italiano L2 e classi meno numerose"
Un tetto massimo del 30% di alunni stranieri nelle classi rischia di essere difficilmente applicabile senza adeguati strumenti per le scuole. È la posizione espressa da Daniela Pampaloni, figura di riferimento della comunità educante della Valdera e cofondatrice del modello Senza Zaino, intervistata lunedì 21 settembre da Carlo Palotti per Punto Radio Cascina Notizie.
Al centro del confronto la proposta del Governo di intervenire per legge sulla presenza degli studenti stranieri nelle singole classi. Pampaloni giudica negativamente l'ipotesi di un limite rigido, ricordando che già una circolare del 2010 forniva indicazioni alle scuole sulla distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana. A suo giudizio, il problema delle classi con una presenza elevata esiste in alcune realtà, ma deriva soprattutto dalla mancanza di risorse e supporti adeguati.
RIASCOLTA L'INTERVISTA
Tra gli interventi indicati ci sono insegnanti specializzati nell'italiano come seconda lingua, mediatori culturali, formazione del personale e riduzione del numero complessivo di studenti per classe.
Pampaloni sottolinea inoltre la necessità di distinguere tra ragazzi nati e cresciuti in Italia e studenti arrivati recentemente, che possono presentare esigenze linguistiche molto diverse.
Secondo Pampaloni, una presenza significativa di studenti di diversa provenienza non determina di per sé un peggioramento della didattica: servono invece percorsi differenziati capaci di rispondere alle esigenze dei singoli alunni e di garantire opportunità di apprendimento.
C'è poi il problema dell'applicazione concreta di un eventuale tetto. In un territorio come la Valdera, spiega Pampaloni, superata la soglia prevista sarebbe necessario indirizzare alcuni bambini verso altri istituti, con conseguenti difficoltà per trasporti e organizzazione delle famiglie. Esperienze precedenti avrebbero mostrato, secondo Pampaloni, quanto sia complesso distribuire gli alunni tra scuole diverse esclusivamente sulla base della loro provenienza.
La strada indicata è quindi quella di investire maggiormente nell'accoglienza e nel contrasto alla povertà educativa, utilizzando risorse, personale aggiuntivo e professionalità specifiche per sostenere le scuole nelle situazioni più complesse.



