Tiro a Segno Nazionale: la riforma che fa tremare le sezioni locali

Sport
PISA e Provincia
Martedì, 7 Luglio 2026

Il decreto-legge 108 rischia di soffocare i presìdi territoriali tra burocrazia, costi insostenibili e centralizzazione. In Toscana a rischio 21 poligoni storici che hanno cresciuto generazioni di campioni olimpici

FIRENZE – Ventuno sezioni in tutta la regione, da Pisa a Cascina, passando per Pontedera, Lucca, Livorno, Firenze, Siena e Grosseto. La Toscana è una vera e propria terra di poligoni, presìdi che oltre a formare cittadini e professionisti della sicurezza hanno regalato all'Italia tantissimi campioni capaci di farsi onore alle Olimpiadi. Eppure, questa rete storica e capillarmente diffusa rischia oggi di essere messa in ginocchio da un provvedimento legislativo.

Al centro della tempesta c'è l’articolo 8 del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, che interviene sul riordino dell’Unione Italiana Tiro a Segno (UITS). L'obiettivo dichiarato dal testo è separare le funzioni istituzionali (istruzione, addestramento e certificazioni) da quelle puramente sportive (promozione e preparazione degli atleti). Una scelta che sulla carta appare ordinata, ma che nella realtà rischia di tradursi in una forte centralizzazione e nello svuotamento dell'autonomia delle comunità locali.

Il decreto prevede infatti che l’UITS gestisca centralmente l’ammodernamento degli impianti, introducendo anche la possibilità di affidarne l'utilizzo a soggetti terzi tramite procedure pubbliche. Un duro colpo per il mondo del volontariato che per decenni, con sacrifici personali e giornate donate, ha tenuto in piedi le strutture.

A preoccupare maggiormente le sezioni più piccole è però il nodo economico. La riforma introduce la figura dell’Ispettore UITS, obbligatorio per vigilare e certificare ogni singola operazione di addestramento. Per questo ruolo è previsto un compenso che può raggiungere i 36.000 euro lordi annui, una cifra che dovrà essere interamente sostenuta dai bilanci delle singole sezioni. Il paradosso è evidente: il decreto stabilisce che l’attuazione avvenga senza nuovi oneri per lo Stato. Di fatto, i costi vengono scaricati sui territori, sui soci e sui volontari. Se una grande struttura può assorbire una spesa simile, per i piccoli poligoni di provincia il rischio concreto è la chiusura.

In un Paese in cui la leva obbligatoria è sospesa dal 2005, il Tiro a Segno Nazionale – nato nel 1861 e istituito per legge nel 1882 – è rimasto uno dei pochi luoghi in cui si tramanda in modo legale, controllato e verificabile la cultura della sicurezza, della responsabilità e del rispetto delle regole. Al poligono non si educa alla violenza, ma all'uso consapevole di uno strumento che appartiene allo sport e alla difesa, mai all'offesa.

Nessuno tra i responsabili delle sezioni nega la necessità di controlli, trasparenza e modernizzazione. La richiesta che sale dai territori è chiara: riformare sì, ma senza cancellare il valore delle comunità locali e senza trasformare 260 presìdi storici italiani in strutture fragili o economicamente condannate.

immagine generata con l'aiuto della IA


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massimo.corsini